Antino contro Oliva e nelle prime tre foto sotto in azione, nele altre due Arturo De Prezzo, anche con Branchini (Credits Archivio DM)

Antino e De Prezzo, i due pugili della scuola Di Curti di Bolzano che salirono sul ring della grande boxe

DiDaniele Magagnin

6 Ottobre 2026

Antonio Antino e Arturo De Prezzo. Due nomi, una scuola, quella di Antonio Di Curti, e una storia che racconta una stagione irripetibile del pugilato bolzanino. Uno arrivò a sfidare Patrizio Oliva per il titolo italiano sul ring di Forio d’Ischia. L’altro entrò nella prestigiosa scuderia Totip di Umberto Branchini, accanto ad alcuni dei più importanti professionisti italiani.

C’è stato un tempo in cui anche a Bolzano la boxe aveva i suoi protagonisti, i suoi personaggi, le sue palestre e soprattutto i suoi campioni. Una stagione nella quale la nobile arte aveva un seguito popolare enorme e nella quale arrivare al professionismo significava entrare in un mondo duro, affascinante, fatto di sacrifici, trasferte, palestre e ring spesso lontani da casa.

Al centro di questa storia c’era Antonio Di Curti, il maestro che dal 1947 aveva fatto di Bolzano una piccola ma importante scuola pugilistica. Dalla sua palestra uscirono diversi atleti capaci di farsi conoscere anche a livello nazionale. Tra questi, alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli Ottanta, emersero soprattutto Antonio Antino e Arturo De Prezzo, due pugili che per caratteristiche, percorso e frequentazione della stessa palestra possono essere considerati i “gemelli” di una generazione del ring bolzanino.

Antino, dal ring di Bolzano alla sfida con Oliva. Antonio Antino, classe 1953, originario di Saviano, nel Napoletano, ma pugile profondamente legato a Bolzano, cominciò a farsi largo nel pugilato nei primi anni Settanta. Nel 1971 partecipò ai campionati italiani nella categoria dei piuma, arrivando fino alle semifinali. Da dilettante mise insieme circa ottanta incontri, con appena tre sconfitte. Poi arrivò il professionismo. Antino non abbandonò mai il lavoro: il pugilato era una passione, ma la vita quotidiana continuava a imporre i suoi sacrifici. Una caratteristica che rende ancora più significativo il percorso compiuto.

Il momento più importante arrivò nel 1981. Dall’altra parte del ring c’era Patrizio Oliva, il campione olimpico di Mosca 1980, appena entrato nel professionismo e già avviato verso una carriera destinata a diventare leggendaria. Oliva aveva conquistato il titolo italiano dei superleggeri e il 27 dicembre 1981, a Forio d’Ischia, era chiamato alla prima difesa della cintura. Lo sfidante era il bolzanino Antonio Antino. Il match venne trasmesso in televisione, in diretta nel corso della prestigiosa Domenca Spoetiva e rappresentò per il pugile della scuola Di Curti il punto più alto della sua carriera. Il verdetto finale fu amaro: Oliva vinse per kot alla terza ripresa. Ma quella sfida è rimasta nella memoria soprattutto per un episodio del secondo round. Un sinistro di Antino raggiunse il campione, che per un attimo accusò il colpo e piegò le gambe. Fu un istante, prima che Oliva riprendesse il controllo dell’incontro e reagisse con la sua consueta rapidità. Quella sera Antino perse il titolo, ma conquistò qualcosa che va oltre un risultato: il diritto di entrare nella storia della boxe bolzanina.

La curiosità più bella sarebbe quasi da romanzo. Anni dopo, Oliva ha ricordato proprio quella sfida con particolare affetto, raccontando che Antino era amico di suo fratello Mario e che, alla vigilia del combattimento, gli aveva confidato di trovarsi davanti al proprio idolo. Una frase che restituisce alla boxe di quegli anni una dimensione umana che spesso le cronache sportive dimenticano. Antino chiuse la carriera professionistica con 18 incontri, 12 vittorie, 4 sconfitte e 2 pareggi. Ma il suo nome rimase legato soprattutto a quella notte di Forio, quando un pugile partito da Bolzano si trovò davanti uno dei più grandi campioni italiani di sempre.

De Prezzo e la grande scuderia Totip. Accanto ad Antino c’era Arturo De Prezzo. Anche lui cresciuto alla scuola di Di Curti, anche lui arrivato al professionismo senza trasformare la boxe nell’unico mestiere della vita. I due si allenavano insieme, combattevano spesso lontano da casa e condividevano la stessa idea del pugilato: passione, sacrificio e lavoro. Ma il percorso di De Prezzo ebbe una caratteristica particolare: il suo ingresso nella Totip Boxing Team, la prestigiosa scuderia professionistica costruita da Umberto Branchini, uno dei manager più importanti della storia del pugilato italiano.

Alla fine degli anni Settanta il marchio Totip investì pesantemente nello sport e nel pugilato, affidandosi proprio alla competenza di Branchini. Nacque così una scuderia capace di raccogliere alcuni dei nomi più importanti del professionismo italiano. Tra i suoi protagonisti c’erano campioni come Matteo Salvemini e Lorenzo Zanon, mentre intorno alla struttura gravitavano pugili destinati a grandi carriere. Per un pugile proveniente da Bolzano, entrare in quell’ambiente significava affacciarsi direttamente sulla grande boxe nazionale. De Prezzo combatté anche in Nazionale e da professionista affrontò numerose trasferte, comprese esperienze internazionali. La sua carriera fu segnata da due semifinali europee, una a Parigi e una a Zurigo, combattute in casa dei rispettivi avversari. «Una volta arrivato al professionismo ho sostenuto molti incontri fuori casa e all’estero», ricordò lo stesso De Prezzo. Non c’erano scorciatoie: bisognava salire sul ring, spesso lontano da Bolzano, e combattere anche contro il pubblico, l’ambiente e le condizioni favorevoli all’avversario.

La periferia della boxe che produceva talenti. La storia di Antino e De Prezzo racconta dunque molto più di due carriere. Racconta una Bolzano periferica rispetto ai grandi centri della boxe italiana, ma capace di produrre pugili che arrivarono fino ai vertici del professionismo. La palestra di Di Curti era una fucina. Prima di Antino e De Prezzo erano passati Letterio Pettilli, Rodolfo Negri, Fioravante Merlo, Palmiro Boscolo, Giuseppe Gramegna, Daniele Paris e Francesco Nicotera. Una scuola vera, nella quale il pugilato non era soltanto tecnica, ma disciplina, carattere e formazione personale. Antino e De Prezzo rappresentarono forse la sintesi più compiuta di quella stagione. Uno arrivò a giocarsi il titolo italiano contro un campione olimpico che sarebbe diventato campione europeo e mondiale. L’altro entrò nella scuderia Totip di Branchini e combatté sui grandi ring italiani e internazionali.

Due strade diverse, dunque, ma partite dallo stesso punto: Bolzano, la palestra di Di Curti e una passione enorme per il pugilato. E oggi, a distanza di oltre quarant’anni, il loro racconto conserva un valore particolare. Perché prima dei grandi impianti, delle sponsorizzazioni milionarie e della comunicazione globale, c’erano i pugili, i maestri, le palestre e il lavoro. E c’erano anche due ragazzi bolzanini che avevano imparato a combattere senza mai dimenticare da dove erano partiti.