A Fiera Bolzano la quinta edizione della manifestazione del GS Excelsior: sei premi per raccontare la correttezza, l’inclusione e la solidarietà
È stata una festa dello sport. Ma soprattutto è stata una festa dello sport vero, quello pulito, quello che insegna non tanto a vincere quanto a vivere correttamente. Quello che premia i risultati, ma prima ancora i comportamenti. Quello che sa uscire dai campi da gioco, dalle piste e dai percorsi di gara per trasformarsi in un messaggio capace di rendere migliore la società.
È questo il significato di WeFairPlay, la manifestazione organizzata dal GS Excelsior, giunta alla quinta edizione e ospitata a Fiera Bolzano. Un appuntamento nato per valorizzare quelle storie nelle quali lo sport diventa strumento di educazione, inclusione, solidarietà e rispetto dell’avversario.
Sei i riconoscimenti assegnati quest’anno, sei storie diverse ma accomunate da un elemento: la capacità di dimostrare che il valore di una persona non si misura soltanto attraverso una vittoria, una classifica o una medaglia. La giuria, composta da nomi particolarmente rappresentativi dello sport e del giornalismo – Tania Cagnotto, Antonella Bellutti, Martin Pavlu, Claudia Schuler, Christian Lanthaler, Damiano Tommasi, Stefano Bizzotto, Andreas Vieider, Manuela Vontavon e Valentino Beccari – ha individuato i protagonisti capaci di interpretare concretamente lo spirito del fair play.
I premi sono andati a Katharina Schuler, Davide Seri, Claudia Cantisani, Massimo Komatz per Pump up the Jam, Gloria Tinaburri e Simon Niederkofler e sono stati consegnati dalla direttirce di Sporthilfe Evi Hilpold, dal capione di hockey Martin Pavlu, dal direttore dell’Alto Adige Valentino Beccari, dall’atleta paralimpica Claudia Schuler, dal presidente delle Provincia Arno Kompatscher, dall’assessore provinciale Christian Bianchi, dall’assessora comunale Patrizia Brillo, dal caporedattore sport del Dolomiten Andreas Vieider,.
Significative le motivazioni specifiche dei riconoscimenti:
- Katharina Schuler – per il gesto di grande correttezza compiuto durante una partita, quando annullò spontaneamente un gol segnato con la mano, rinunciando a un vantaggio che avrebbe potuto favorire la sua squadra.
- Davide Seri – per aver dimostrato solidarietà e spirito sportivo alla ColleMarathon, dove sostenne fino al traguardo il leader della gara in difficoltà, mettendo l’aiuto all’avversario davanti al risultato personale.
- Claudia Cantisani – per il suo impegno nella promozione del baskin, disciplina inclusiva che permette di giocare insieme a persone con e senza disabilità, trasformando il basket in uno strumento concreto di integrazione.
- Massimo Komat, con al fianco l’oncologo di Trento Pietro Soloni – Pump up the Jam – per l’organizzazione e la promozione, nell’ambito dei porgetti dell’Aquila Basket Trento, del torneo di basket dedicato a giovani colpiti da patologie oncologiche o che hanno superato la malattia, attraverso lo sport come occasione di socialità, partecipazione e ritorno alla normalità.
- Gloria Tinaburri – per il gesto compiuto ai Mondiali di endurance, quando si fermò per soccorrere una concorrente caduta, mettendo la sicurezza e l’aiuto all’altra atleta davanti alla propria gara.
- Simon Niederkofler – per aver trasformato una propria attività sportiva in un gesto di solidarietà: percorse 9 chilometri raccogliendo 150 euro destinati all’Assistenza Tumori Alta Pusteria.
Storie differenti, discipline differenti, esperienze differenti. Ma tutte accomunate dalla stessa idea di sport: una dimensione nella quale il risultato non può essere l’unico parametro per giudicare una prestazione e nella quale un gesto di correttezza può avere un valore persino superiore alla vittoria.
La manifestazione ha visto la presenza anche del presidente della Provincia Arno Kompatscher, dell’assessore Christian Bianchi, di Patrizia Brillo e Mirco Marchiodi, oltre naturalmente al presidente del GS Excelsior Valter Vezzù, anima di un progetto che negli anni ha saputo costruire una vera cultura del fair play.
Particolarmente intenso è stato l’intervento di Tamara Lunger. L’alpinista altoatesina ha raccontato una parte molto personale della propria esperienza, a partire dalla perdita di cinque amici e dal periodo di crisi che ne è seguito. Un momento difficile che l’ha portata anche a intraprendere un viaggio in Mongolia, accompagnata da un cammello. Un racconto lontano dalle celebrazioni e dalle retoriche dello sport vincente. Un viaggio che ha rappresentato anche una ricerca personale, un modo per ritrovare se stessa attraverso esperienze, luoghi e persone differenti. E proprio la testimonianza di Tamara Lunger ha riportato il discorso sul significato più profondo dello sport: conoscere i propri limiti, rispettare quelli degli altri, accettare le difficoltà e trovare la forza per ripartire.
Perché il fair play non è soltanto il gesto di un atleta che aiuta un avversario. È un atteggiamento. È una scelta. È il modo con cui ci si comporta quando si vince e, soprattutto, quando si perde. È la capacità di capire che l’avversario non è un nemico, ma una parte indispensabile della propria esperienza sportiva. Senza l’altro non esisterebbe la competizione e senza competizione non esisterebbe nemmeno la possibilità di misurarsi, migliorare, crescere. WeFairPlay ha così riportato al centro quei valori che troppo spesso rimangono sullo sfondo rispetto alla cronaca dei risultati: correttezza, rispetto, inclusione e solidarietà. E lo ha fatto attraverso storie concrete, persone reali, esempi che possono essere compresi soprattutto dai giovani.
Perché educare allo sport significa anche educare alla vita. Significa insegnare che non tutto può essere ridotto al risultato, che non sempre arrivare primi è la cosa più importante e che qualche volta il gesto più grande è proprio quello che non porta punti, medaglie o applausi. Il messaggio della quinta edizione di WeFairPlay è stato dunque semplice e potente: lo sport dà il meglio di sé quando riesce a rendere migliori le persone che lo praticano e quelle che lo guardano.Ed è proprio per questo che premiare il fair play significa premiare lo sport nella sua forma più autentica.

