l 28 luglio 1996, esattamente trent’anni fa, Antonella Bellutti scriveva una delle pagine più importanti dello sport italiano e altoatesino (nella foto il titolo della pagina di oggi del quotidiano Alto Adige dedicato all0impresa). Al velodromo di Stone Mountain, ad Atlanta, la bolzanina conquistava la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale su pista dei Giochi Olimpici, regalando all’Italia il primo titolo olimpico femminile della storia nel ciclismo su pista.
Quattro anni più tardi, ai Giochi di Sydney 2000, Bellutti riuscì in un’impresa ancora più straordinaria. Dopo aver chiuso al quinto posto nell’inseguimento, conquistò l’oro nella corsa a punti, diventando l’unica donna al mondo ad aver vinto due medaglie d’oro olimpiche consecutive in due edizioni dei Giochi, in due specialità diverse della stessa disciplina: prima nell’inseguimento individuale (Atlanta 1996), poi nella corsa a punti (Sydney 2000). Un primato che ancora oggi la rende una figura unica nella storia del ciclismo olimpico.
La sua straordinaria versatilità non si fermò al ciclismo. Nel 2002 tornò ai Giochi, questa volta a quelli invernali di Salt Lake City, affrontando una nuova sfida come frenatrice nel bob a due insieme all’altra campionessa altoatesina Gerda Weissensteiner, già oro olimpico nello slittino a Lillehammer 1994. La coppia concluse al settimo posto nella prima edizione olimpica del bob femminile, entrando comunque nella storia per aver riunito due campionesse olimpiche provenienti da discipline completamente diverse.
Antonella Bellutti resta così una delle più grandi sportive italiane di sempre: capace di reinventarsi, di vincere ai massimi livelli e di partecipare sia ai Giochi Olimpici estivi sia a quelli invernali, lasciando un’eredità che, a trent’anni dal primo oro di Atlanta, continua a rappresentare un modello di eccellenza, coraggio e innovazione.

