Il Mondiale di calcio senza l’Italia è ormai alle porte e una domanda sorge spontanea: ci sono giocatori altoatesini che hanno partecipato alla rassegna iridata? L’unico è il roccioso mediano di lungo corso Romeo Benetti, nato ad Albaredo d’Adige nel veronese (20 ottobre 1945), ma arrivato subito a Bolzano. Ultimo di otto fratelli, i genitori diedero il nome di Romeo a lui e quello di Giulietta alla gemella. Anche il fratello Bruno, classe 1938, è stato un calciatore, con Pistoiese, Bolzano, Fiorentina, Messina, Rimini e l’Aquila e in azzurro U21.
E’ cresciuto e maturato a Bolzano: da tipografo a calciatore
Romeo, nel capoluogo altoatesino, dopo il periodo del collegio a Venezia da 8 a 16 anni, iniziò a lavorare come tipografa mente stava crescendo calcisticamente nell’AC Bolzano di mister Bradaschia. Benetti, famoso come “la roccia”, “il duro” del calcio italiano con la Nazionale italiana ha collezionato 55 presenze e ha partecipato ai Mondiali del 1974 e del 1978. Giocò tutte e tre le partite disputate dall’Italia al campionato del mondo 1974 in Germania Ovest, terminato con l’eliminazione al primo turno dopo la sconfitta contro la Polonia. Con Zoff, Facchetti, Bellugi e Causio fu tra i pochi elementi di quel gruppo a essere confermati dal nuovo selezionatore Fulvio Bernardini per il successivo corso della nazionale.
Il meglio in azzurro con il C.t. Enzo Bearzot
Fu sotto la gestione di Enzo Bearzot che Benetti offrì il meglio di sé in maglia azzurra; realizzò il suo primo gol in nazionale l’8 giugno 1977 in una partita di qualificazione mondiale vinta 3-0 contro la Finlandia a Helsinki. In particolare, al campionato del mondo 1978 in Argentina fu una delle colonne dell’Italia che espresse grande gioco e si vide eliminata solo nel girone di semifinale, tra molte recriminazioni, dai Paesi Bassi. Nel Mundial argentino realizzò anche un gol nella gara del primo girone vinta per 3-1 contro l’Ungheria a Mar del Plata. Prese parte anche al campionato d’Europa 1980 ospitato dall’Italia e qui disputò la sua ultima gara in nazionale, il 18 giugno 1980 a Napoli, nella finale per il 3º posto contro la Cecoslovacchia, in cui realizzò anche uno dei rigori della serie finale che vide la sconfitta degli Azzurri. Chiuse la carriera in azzurro collezionando 55 presenze e 2 gol, e vestendo la fascia di capitano in due occasioni.
Dall’AC Bolzano di Bradaschia partì una favolosa carriera
Da calciatore, dopo la D a Bolzano, nel 1964 (dopo 32 gare di campionato in D con 10 reti) spiccò il volo verso il Siena, poi Taranto, Palermo, Juventus, Sampdoria, ancora Juventus, Milan e Roma. Vanta: 2 scudetti (1977 e 1978 con la Juventus), una Coppa Uefa (1977 con la Juventus), 3 Coppa Italia (1979. Juventus, 1980 e 1981 con la Roma) a cui si aggiungono nelle sei stagioni con il Milan (Nero Rocco lo lancio come mediano per sfruttarne la forza fisica): 1 Coppa delle Coppe (1973), 2 Coppe Italia (1972, 1973), 1 finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo (1974), 1 finale andata e ritorno di Supercoppa Europea contro l’Ajax (1974), 1 finale di Coppa Italia contro la Fiorentina (1975), inoltre 55 partite in nazionale e 2 reti (con tanto di marcatura azzeccata a Pelè), un campionato di B vinto con la maglia del Palermo (1967-1968).
Sei stagioni straordinarie con il Milan
Proseguendo con i numeri: con il Milan 170 gare di campionato e 32 reti, 48 partite di Coppa Italia e 9 reti, 31 presenze e 9 reti nelle coppe continentali di club; con la Juventus 107 gare in A con 13 reti, più 48 partite e 9 reti in Coppa Italia, a cui si aggiungono 31 partite e 8 reti nelle coppe continentali; con la Roma 27 gare e 1 gol, più 12 gare (2 reti) in Coppa Italia e 1 presenza nelle coppe europee. Poco meno di 650 partite in tutte le categorie nazionali: D, C, B e A, Coppa Italia, Coppe europee con 110 reti, nazionale esclusa dal 1963 al 1981. Famoso per essere un giocatore dalla forte grinta e dalla grande forza fisica. Fuori dal campo la passione per la coltivazione dei canarini. Dopo il calcio giocato la carriera da mister, con un lungo percorso nel settore tecnico della Figc. Nel contempo si è stabilito in Liguria, a Leivi. A Bolzano lo si ricorda nella casa in via Riva del Garda, con gli amici ai bar Cadore e Principe in via Claudia Augusta.

