Mentre i riflettori globali si accendono sulle complesse dinamiche delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, c’è una storia straordinaria, sospesa tra il ghiaccio delle Dolomiti e i corridoi legislativi americani, che merita di essere raccontata. È la storia di David “Dave” Tomassoni, l’italo-americano nato il 5 dicembre 1952 a Bemidji (Minnesota)che prima di diventare uno dei più stimati e longevi Senatori del Minnesota, fu una leggenda assoluta dell’hockey su ghiaccio italiano. Una parabola umana e sportiva indimenticabile, che unisce lo spirito del sogno americano alla passione verace del nostro hockey anni ’80.
Dalle stelle della NCAA all’approdo in Val Gardena. Cresciuto a Chisholm, nel cuore della Iron Range in Minnesota (un’area storicamente legata all’immigrazione mineraria, anche italiana), Tomassoni dimostra fin da giovane un talento cristallino come difensore. Dopo un quadriennio di altissimo livello all’Università di Denver, dove indossa i gradi di capitano e gioca le prestigiose Frozen Four, decide di seguire le proprie radici: i nonni erano infatti originari di Costacciaro, in Umbria.
Nel 1975 l’arrivo in Italia. Ad accoglierlo è l’HC Gardena del presidente Gino Merler e l’impatto è immediato: vince subito lo scudetto nel 1976. Tomassoni non è solo un difensore roccioso, possente e tatticamente impeccabile; è un leader carismatico che impara rapidamente la lingua e si integra perfettamente nel tessuto sociale del paese. Inizia così una carriera italiana gloriosa lunga 16 stagioni, che lo vedrà trionfare e lasciare il segno anche con le maglie di Merano (scudetto nel 1986), Bolzano, Asiago, Varese, ancora Merano e infine Milano Saima, dove conquista il terzo scudetto personale nel 1991 – nella supersquadra diretta dal grandissimo Lou Vairo – prima di appendere i pattini al chiodo.
Il miracolo di Ortisei 1981: l’Italia nel Gruppo A. Il capitolo più glorioso della sua avventura sportiva si scrive però in maglia azzurra. Nel 1981, l’Italia ospita ad Ortisei i Mondiali di Gruppo B. La Nazionale guidata da Dave Chambers scommette massicciamente sul blocco degli oriundi (i cosiddetti italo-canadesi e italo-americani), giocatori che portano in dote una mentalità e un’intensità mai viste prima alle nostre latitudini.
Tomassoni è la colonna portante della difesa azzurra, il guardiano perfetto davanti alla gabbia del mitico portiere Jim Corsi, fisico e carisma. Personalità e competenza. In un palazzo del ghiaccio di Ortisei perennemente esaurito e ribollente di entusiasmo, l’Italia compie il capolavoro: conquista la storica promozione nel Gruppo A, il gotha mondiale dell’hockey, per la prima volta nella sua storia. Quella vittoria trasforma i giocatori in veri e propri eroi nazionali. Dave guiderà l’Italia anche l’anno successivo nel Mondiale d’élite in Finlandia (venendo inserito tra i tre migliori giocatori del Blue Team) e coronerà il sogno olimpico partecipando ai Giochi Invernali di Sarajevo 1984.
Dal ghiaccio allo scranno: la seconda vita da Senatore. Finito l’idillio italiano nel 1991, Tomassoni torna a Chisholm. La sua popolarità, unita a un carattere gioviale, generoso e trasversale, lo spinge quasi naturalmente verso il servizio pubblico. Nel 1992 viene eletto alla Camera dei Rappresentanti del Minnesota, e nel 2000 compie il grande salto diventando Senatore del Minnesota, carica che ricoprirà ininterrottamente per ben 22 anni, arrivando persino a presiedere il Senato statale nel 2020 con un raro consenso bipartisan.
Nelle dinamiche politiche della Iron Range, Tomassoni era l’equivalente di ciò che era sul ghiaccio: un mediatore straordinario, un uomo di squadra capace di sbloccare i negoziati più complessi grazie alla sua innata simpatia e determinazione. Lo intervistai tange volte. Per l’ultima volta al telefono, chiamando un numero che mi diede Gino Merler che lo aveva ospitato per un breve periodo di ferie in Val Gardena quando già era Senatore. A quel numero rispose lui, direttamente, senza filtri: “Hey, it’s Dave!” … e avanti.
Scomparso prematuramente nell’agosto del 2022 a causa della SLA (battaglia affrontata con un coraggio immenso, promuovendo leggi per il finanziamento alla ricerca sulla malattia), Dave Tomassoni resta un ponte unico tra la politica americana e lo sport italiano. Oggi, mentre i cittadini americani esaminano l’esito delle urne per ridefinire gli equilibri del Congresso e dei Senati statali, a Ortisei, Merano, Bolzano, Varese, Asiago e Milano c’è chi guarda ai tabelloni elettorali d’oltreoceano ricordando con orgoglio quel leggendario “Senatore del ghiaccio” che insegnò all’Italia come si arriva in alto mantenendo i piedi ben posati per terra.

