L’avvocato Luca Zanoni, che l’hockey e i suoi grandi interpreti (soprattutto in biancorosso HCB) li porta nel cuore e nella mente ci ricorda sui social un compleanno speciale, quello del Lupo di Niagara Falls: Robert Bob Manno. Oggi, quel grandissimo difensore dal tiro micidiale, arriva ad un traguardo speciale. Lo incontrai per la prima volta il giorno del primo allenamento con la nazionale italiana, poco dopo il suo arrivo in Italia. Eravamo ad Ortisei, all’ingresso dello spogliatoio, la dove gli azzurri avevano conquistato il loro primo e storico passaggio nel gruppo A mondiale, vincendo il gruppo B sul ghiaccio gardenese, dove stavano per cominciare la preparazione per il debutto ai massimi livelli dell’hockey mondiale.
Rimasi impressionato dallo sguardo di Bob, dai suoi occhi, da quella che era ed è sempre stato il suo vero marchio di fabbrica: gli occhi da lupo, un tratto così iconico da ridefinire la sua intera identità sul ghiaccio. Quegli occhi ipnotici e glaciali, magnetici raccontavano tutto quello che Bob Manno rappresentava, ovvero l’intensità agonistica: bastava una sua occhiata ravvicinata alla balaustra per far capire agli avversari che non sarebbe stato un cambio facile; la leadership: in un’epoca di battaglie vere sul ghiaccio, Manno guidava la squadra, nazionale compresa, con il carisma dello sguardo. Quando “Lupo Manno” ti fissava nello spogliatoio o sul ghiaccio, la partita prendeva subito un’altra piega. Quello sguardo entrò così tanto nel cuore della tifoseria che, ad un certo punto, comparvero le leggendarie magliette con la scritta “Attenti al lupo”. È stato proprio quell’atteggiamento fiero, concentrato e magnetico a trasformarlo da un semplice ex giocatore di NHL nel “Lupo di Niagara Falls”.
Oggi, 31 ottobre 2026, il mondo dell’hockey su ghiaccio celebra il settantesimo compleanno di una vera e propria icona transoceanica, una leggenda: Robert John Manno, per tutti semplicemente Bob. Nato a Niagara Falls nel 1956, Manno rappresenta il perfetto punto d’incontro tra la fisicità e la cultura hockeistica canadese e l evoluzione del movimento italiano, di cui e stato assoluto protagonista sia con i pattini ai piedi sia dietro la balaustra.
Dalla prima scelta Canucks all All Star Game della NHL
Il talento di Bob Manno emerge prestissimo nei campionati giovanili canadesi, tanto da attirare le attenzioni della National Hockey League. Nel draft del 1976 viene selezionato dai Vancouver Canucks come ventiseiesima scelta assoluta, preferendo la franchigia canadese alla corte dei Quebec Nordiques che allì epoca militavano nella lega rivale WHA. Tra il 1976 e il 1981 Manno consolida la sua reputazione di difensore solido e versatile, dividendosi tra i Canucks e le storiche formazioni affiliate della Central Hockey League, come i Tulsa Oilers e i Dallas Black Hawks. La sua definitiva consacrazione nella massima lega del mondo arriva pero nella stagione 1981-82 con la leggendaria maglia dei Toronto Maple Leafs: un’annata strepitosa in cui le sue prestazioni gli valgono la convocazione all NHL All-Star Game, il massimo riconoscimento individuale della sua carriera.
L’asse Merano-Milano-Bolzano: un Re scudettato in Italia
La storia d’amore tra Manno e l’Italia inizia nell’estate del 1982. Arriva all HC Merano con un obiettivo chiaro: sfruttare il doppio passaporto per vestire la maglia della Nazionale azzurra. Dopo una parentesi di due anni in NHL con i Detroit Red Wings, Bob decide di legarsi definitivamente al campionato italiano per nove stagioni consecutive, lasciando un’impronta indelebile ovunque abbia giocato.
A Merano conquista il suo primo scudetto storico nella stagione 1985-86, quello con Brian Lefley al timone e Werner Holzner nella costruzione della squadra. Successivamente mette la sua esperienza al servizio del Fassa, prima di trasferirsi sotto la Madonnina con il Milano Saima, dove nel 1990-91 alza al cielo il suo secondo tricolore al termine di una cavalcata memorabile. Gli ultimi due anni da giocatore li spende a Bolzano, arricchendo la bacheca con la prestigiosa vittoria dell’Alpenliga nel 1993-‘94, l’anno del suo definitivo addio al ghiaccio giocato. In pista lui non protesta con gli arbitri, dialoga su un piano elevato di competenza e assoluto rispetto. Un cosa unica, quasi mai vista!
Il pilastro del Blue Team: la storica cavalcata verso Albertville 1992
Il legame con la Nazionale italiana (110 gare, 19 gol e 45 assist) e stato viscerale. Esordisce nel 1982 in un amichevole contro la Finlandia segnando subito il gol della bandiera, per poi guidare il Blue Team nei Mondiali di Gruppo A del 1982 e 1983. Il capolavoro in maglia azzurra si compie nel 1991: Manno è il leader carismatico e assoluto della spedizione che vince il Mondiale di Pool B a Lubiana, Bled e Jesenice, nella nascente Slovenia, nell’ormai ex Jugoslavia. Quella storica vittoria non significa solo il ritorno nell’elite mondiale del Gruppo A, ma regala all’Italia il pass per il torneo olimpico di Albertville 1992, il palcoscenico perfetto per l’ultimo ballo internazionale di Bob in maglia azzurra.
Mente d’oro in panchina: i trionfi da allenatore
Appesi i pattini al chiodo nel 1994, Manno dimostra immediatamente di possedere una visione di gioco straordinaria anche come head coach. Inizia la nuova carriera proprio a Bolzano e l’impatto è devastante: al primo anno conquista Scudetto e Torneo delle 6 Nazioni, bissando il titolo nazionale nella stagione 1995-‘96. Passa poi alla guida del Milano, arrendendosi solo in finale proprio contro il suo passato bolzanino, e successivamente siede sulle panchine di Merano e Asiago. Il suo spessore tecnico lo porta a farsi valere anche nella prestigiosa DEL tedesca, dove allena i Frankfurt Lions, gli Augsburger Panther, gli Straubing Tigers e l ERC Ingolstadt.
Oggi Bob Manno spegne 70 candeline. Il suo nome resta scolpito nella memoria degli appassionati di hockey come sinonimo di classe, leadership e professionalità. Un campione totale che ha saputo unire due mondi sotto il segno del disco nero, lasciando un eredita che ancora oggi ispira le nuove generazioni sui ghiacci italiani ed europei. Tanti auguri, Bob! Tanti auguri “Vecchio Lupo”!

