Nella storia del calcio di casa nostra c’è una figura che, prima di ogni altra, ha cercato di infondere una mentalità professionistica in un periodo in cui gestire il calcio – non solo alle nostre latitudini —-costituiva prima di tutto un impegno sociale e, in un certo senso, anche politico, inteso come dovere civico, con la presidenza della squadra maggiore retta dal sindaco di turno. Il personaggio in questione è stato un guru dell’Italcalcio. Stiamo parlando di Francesco Lamberti. Nato a Medicina, nel bolognese, ma da sempre residente a Brescia, classe 1921, prima calciatore di lungo corso: due lustri di attività trascorsi tra il 1940 e il 1950 con le casacche di Casalini Brescia (serie C), Venezia in A, quindi il Campionato di Guerra con il Brescia e, nei due anni successivi, 40 gare nella massima serie con le maglie di Venezia e Fiorentina, prima di concludere la carriera agonistica a Prato tra Serie B e serie C. 47 presenze e 4 reti in serie A e 61 presenze e 4 reti in serie B nel ruolo di mediano. Una lunghissima carriera da allenatore, intrapresa nel 1952 ad Enna in serie D. 26 anni in panchina da precursore della filosofia di Sir Alex Ferguson, ovvero “tutto in uno”: mister-manager-talent scout-direttore sportivo. Tanto sud per una decina d’anni: Enna e Cosenza a più riprese, Casertana, Crotone, Benevento e Trapani, prima di salire a Fermo e poi a Brescia: quattro anni da vice, prima di Gei, poi di Vicini e Silvestri, per poi tornare a Trapani e Crotone. Empoli nel 1970, quindi ancora sud: Acireale, Latina, Crotone. A 53 anni siede sulla panchina del Riccione per un anno, prima di approdare al Bolzano, con in dote tre promozioni dalla serie D alla serie C, con Enna, Fermana e Latina (e una da vice a Brescia, dalla Serie B alla Serie A). Tre anni in biancorosso, in serie C (a tre gironi), dal 1975 e fino al 1978, quando la società gli chiede in modo esplicito di piazzarsi in una posizione che, l’anno successivo, nell’ottica della ristrutturazione dei campionati, avrebbe permesso alla squadra di giocare in C2. Per la C1 non c’erano risorse. Lamberti lascia il capoluogo altoatesino per intraprendere una gloriosa carriera da direttore sportivo. Andiamo però con ordine.
A Bolzano il “Cecco”, uomo dalla forte personalità, vocione profondo, battuta tagliente o spiritosa sempre pronta, immancabile sigaretta tra le labbra (o tra le dita), porta mestiere e mentalità e rafforza la sua fama di grande scopritore di talenti, forte della grande conoscenza con tutto, o quasi, il calcio nazionale. La squadra è reduce da due stagioni in C, dopo il campionato di serie D vinto nel 1973. Decimo posto in terza divisione nazionale nel ’74, 14esimo nel ’75, nella stagione in cui a mister Romano Agostinelli subentrarono nell’ordine Guido Milani e Beniamino De Grandi e in cui bomber Adriano Tedoldi firma 13 reti e Luciano Concer, il roccioso terzino, chiude con 38 presenze. Bolzano formato anche da Alban, Belotti, Belometti, Bertoldo, Breda, Broggio, Brutto, Fogolin, Mutti, Carletto Odorizzi, Perezzani, Pezzi, Piras, Scolati, Sonato, Trainini e Ventura.
Il primo Bolzano di Lamberti è costruito su solide basi e nasce, in accordo con il presidente e sindaco Giancarlo Bolognini, da un mix tra lo “zoccolo duro” dell’organico dell’anno precedente (Fabrizio Broggio, Fogolin, Concer, Mutti, Perezzani, Scolati, Sonato, Trainini e Ventura) e alcuni acquisti ad hoc voluti dal tecnico dall’approccio manageriale. Tra i pali il portiere Ottorino Piotti, proveniente dal settore giovanile del Como e destinato, dopo una stagione con 30 presenze di assoluto spessore, a tornare a Como, per poi disputare tre stagioni di fila, senza saltare una partita e con la convocazione nella nazionale olimpica, ad Avellino, conquistando la promozione in A per debuttare a San Siro contro il Milan, con cui ha giocato poi dal 1980 al 1984 (112 gare, due stagioni in B, altrettante in A). I rossoneri lo acquistarono dagli irpini dopo la retrocessione in B per illecito sportivo. Poi cinque stagioni (quattro in A ed una in B) con l’Atalanta (120 gettoni), prima di chiudere la carriera nel Genoa. In difesa, esterno di sinistra, all’opposto del “noneso” Concer (36 presenze), il bresciano Gabriele Podavini: 35 gare, un gol, per spiccare il volo verso il grande calcio: 3 stagioni in A con le maglie di Brescia (annata 1980-81) e Lazio (dal 1983 al 1985), totalizzando complessivamente 76 presenze e 2 reti in massima serie e 9 stagioni in B con Brescia, Lazio e Genoa, collezionando 279 presenze e 13 reti, ottenendo due promozioni in Serie A (nella stagione 1979-80 con il Brescia e nel 1982-83 con la Lazio). Uno dei giocatori-simbolo della Lazio negli anni ottanta, ultimo degli artefici della promozione del 1983 a lasciare i biancocelesti, protagonista nella stagione 1986-87, in cui la formazione romana riuscì, negli spareggi del San Paolo di Napoli contro Campobasso e Taranto, a conquistare la permanenza in B nonostante una penalizzazione iniziale di nove punti, quando ancora la vittoria ne valeva due. In mediana e all’occorrenza terzino, Alfredo Savoldi, poi in B a Brescia, prima di vincere la C a Como e tornare in B con le casacche di Pisa e Monza. In avanti Giorgio Girol (33 gare, 6 reti) e il vicentino di Malo Antonio “Toto” Rondon, due stagioni in biancorosso con 9 reti in 61 gare, poi la B nel Brescia, la C a Barletta e ad Ancona, il Taranto e poi il Treviso, con cui segna 16 reti. In seguito, il Lanerossi Vicenza. Nella prima stagione in biancorosso è capocannoniere del girone con 24 reti, mentre l’anno dopo ottiene la promozione con 16 gol, componendo la coppia d’attacco della formazione veneta von un giovane Roberto Baggio. L’annata 1985/1986 vede la cancellazione della promozione in massima serie per il Lanerossi Vicenza e per “Toto” la A sfuma. A completare l’organico, Marcello Rossi in avanti e Gino Spagnolo in difesa e i giovani: Begher, Cavalieri, Giuliani, Marzola, Migliucci, Perissinotto, Piazza, Rauter. Mario Mutti chiude il campionato con 8 reti, Girol 6. Il Bolzano termina 11esimo con 38 punti in altrettante giornate, appaiato al Padova, con un derby vinto e uno perso con i “cugini” del Trento, guidati prima da Ciccio Franzoi e poi dall’ex azzurro Mario David (in campo con l’Italia nel Mondiale del ’62 in Cile, espulso nella famosa partita con i padroni di casa). Gli aquilotti retrocedono. Il campionato lo vince il Monza di Alfredo Magni. A titolo di curiosità: alla guida del Sant’Angelo Lodigiano, finito dietro ai biancorossi, c’è il veronese ex tecnico dell’Oltrisarco Romano Mattè, con al fianco un giovane dirigente accompagnatore, tale Adriano Galliani.
Il secondo anno di Cecco Lamberti al timone biancorosso (1976/1077) è quello più felice: sesto posto finale in condominio con l’Alessandria, a 14 punti dalla Cremonese, prima e promossa in B davanti a Udinese, Treviso, Lecco e Juniorcasale. Subito dietro al Bolzano (14 vittorie, 13 pareggi, 11 sconfitte) finiscono Triestina e Pro Vercelli.
Ai riconfermati Broggio, Concer, Fogolin, Perezzani, Rondon, Savoldi, Scolati, Spagnolo e Ventura si aggiungono lo stopper Zanoli, il terzino trentino Della Giacoma, i centrocampisti Gamba e Monterosso, gli attaccanti Roda e D’Urso, i portieri Paese (poi destinato a proseguire la carriera in B nel Verona di Nando Veneranda e in C, a Trento e Taranto) e Duchini, e poi i giovani Ghirardello, Chizzali, Lanziner. Francesco D’Urso firma 14 reti. Fogolin e Ventura chiudono con 38 presenze.
Nella terza e ultima stagione a Bolzano, Cecco Lamberti, grande scopritore di talenti da lanciare nel calcio che conta, crea una squadra altamente competitiva, che deve sottostare però al diktat della società. La riforma dividerà, dalla stagione seguente, la C in C1 e C2: in quarta serie le squadre dal 13esimo al ventesimo posto dei tre gironi. Non ci sono soldi per una C1, quindi la dirigenza chiede a Lamberti di finire nel gruppo delle destinate alla C2. Una sofferenza non di poco conto. Il rilanciato Trento opta per la C1 e finisce ottavo, guidato prima da Giovanni Laudadio e poi da Mario David. Vince il campionato l’Udinese di Massimo Giacomini. E’ un bel Bolzano. Tra i pali c’è ancora Bicio Paese, con secondo Gianni Dalla Costa; i difensori sono “roccia” Concer, il talentuoso Maurizio Venturi, Massimo Cappelloni, Lino Giusto, Ermanno Merlo e il capitano, libero e rigorista Paolo Scolati; in mezzo al campo Arduino Busnardo, Rosaldo Federici, Giovanni Gavazzoni (38 presenze), Alessandro Ghiro, Maurizio Odorizzi, Gianni Ventura, Roberto Perissinotto, Chizzali; in avanti Vanni Rossi, Giuseppe Neumair, Daniele Vorazzo e un militare di belle speranze, tale Gianni Sartori, autore di 11 reti in 29 gare.
Spicca il volo da Bolzano verso la serie A il difensore Maurizio Venturi, che veste le maglie di Brescia (tre stagioni) e Milan (‘81/’82), prima di quelle di Palermo (due anni) e Cagliari (tre stagioni), concludendo in Sardegna. Poi, nel Genoa, l’esperienza nello staff tecnico di Giampiero Gasperini, suo compagno di squadra a Palermo. Decolla anche l’attaccante arrivato in doppia cifra, Gianni Sartori, ex Venezia e Udinese, di proprietà del Milan, che lo impiega già nel finale di stagione in Coppa Italia (gol al Napoli sul neutro di Verona). Con i rossoneri di capitan Gianni Rivera conquista lo scudetto della stella nel ’79, poi due anni in B alla Sampdoria con 11 rei in 29 gare, quindi altri due anni ffra i cadetti con Cavese e Arezzo. Nel 1984 lo acquista il Chievo in Interregionale, sale in C2 nell’86 con i clivensi segnando 17 reti, 5 i gol in C2 l’anno dopo e nell’88 chiude la carriera per iniziare quella di d.s. a Chievo, diventando l’artefice principale dell’ascesa ai massimi livelli dei veronesi. Dall’agosto 2014 è responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta e da qualche anno occupa lo stesso ruolo a Bologna.
Ma torniamo a Cecco Lamberti, il “mago dei contratti”, al fine di ottenere sempre il massimo tornaconto per la società. A Bolzano si divide tra l’abitazione in via Castel Weinegg, il campo di allenamento (Druso o Talvera), la sede di Piazza Verdi, l’Hotel Città, punto d’incontro con la dirigenza, ma anche con arbitri, osservatori e avversari di turno, che accoglie sempre personalmente, con garbo e stile, tipici di un lord inglese. Nel 1978 lascia il Bolzano e la panchina. La sua carriera da direttore sportivo inizia a Como, al posto di Giancarlo Beltrami, passato all’Inter. Esordio con una delle sue proverbiali battute: “Non può andare male perché nella stanza dei bottoni del Como il cambio è solo apparente. Provate un po’ a mettere bene in ordine le lettere del mio cognome. Ne ricavi quello di Beltrami. Un anagramma e basta”.
Con i lariani guidati in panchina da Giuseppe Marchioro compie in due anni il doppio salto dalla C1 alla A, poi un anno all’Arezzo e uno alla Cremonese (promozione dalla B alla A) e due al Brescia, chiamato da patron Baribbi per fare coppia con mister Antonio Pasinato, mister bolzanino trapiantato in Lombardia. Ripete l’impresa di Como: in due anni dalla C1 alla A. In otto stagioni da direttore sportivo ottiene cinque promozioni. Conclude l’attività nel calcio da osservatore della Sampdoria. Lamberti si è spento a Brescia, il 2 marzo 2012, a 91 anni.


