Fa male. Fa malissimo. Perché uscire dagli Europei in casa, davanti al proprio pubblico, dopo essere stati avanti anche nel tie-break, è una di quelle sconfitte che difficilmente si dimenticano. L’Italia del volley si ferma ai quarti di finale, battuta 3-2 dalla Finlandia (21-25, 28-26, 25-16, 20-25, 15-13) in una serata che sembrava poter prendere una direzione completamente diversa e che invece si è trasformata in una delle più amare degli ultimi anni. La Finlandia ha meritato. Questo è il primo dato da riconoscere. Ha avuto il coraggio di giocare, di restare dentro una partita nella quale l’Italia sembrava poter comandare e soprattutto ha saputo sfruttare le difficoltà degli azzurri nei momenti decisivi. L’Italia ha reagito, ha avuto la forza di rimettere in piedi una partita che sembrava compromessa, ma nel quinto set, quando serviva la lucidità dei grandi momenti, non è riuscita a dare la spallata definitiva.
E proprio qui arrivano le parole del capitano, il bolzanino Simone Giannelli. Parole che, più ancora della partita, meritano di essere ricordate.«Lo sport è così, tanto bello quanto vero e crudele». Una frase da incorniciare. Non perché cancelli la delusione, ma perché la interpreta nella maniera più autentica possibile. Giannelli non cerca alibi, non scarica responsabilità, non mette in discussione gli avversari e non trasforma una sconfitta in una tragedia. Fa il capitano. «Loro hanno giocato bene, noi non siamo stati pronti in certe occasioni a controbattere ai loro servizi».
E ancora: «Ci abbiamo messo troppo a reagire tecnicamente su certi fondamentali». È l’analisi di chi sa leggere una partita anche quando brucia ancora. Il terzo set è scappato, l’Italia ha reagito nel quarto e nel tie-break è arrivata a condurre. Ma proprio quando sembrava possibile completare la rimonta, è mancata la lucidità. «Nel tie-break eravamo sopra, non siamo stati lucidi. Loro avevano una bella battuta». Non c’è rabbia contro il destino. C’è consapevolezza. E soprattutto c’è rispetto per chi ha vinto.
È forse questo l’aspetto più importante della serata di Torino. Si può perdere una partita, anche una partita pesantissima, senza perdere la propria identità. Giannelli lo dice chiaramente: «Fa tutto parte della nostra storia, di chi siamo e cosa siamo. Bisogna essere sportivi e accettare quello che arriva». Parole che vanno oltre il volley. Perché lo sport, quello vero, non è soltanto vincere. È anche saper stare dentro una sconfitta, assumersene la responsabilità e trovare la forza per ripartire.
L’Italia aveva costruito un percorso importante, chiudendo la fase a gironi con cinque vittorie e arrivando ai quarti dopo il netto 3-0 alla Danimarca. Ma contro la Finlandia non è riuscita a esprimersi al livello richiesto da una sfida così importante. E allora arriva l’altra frase da conservare, forse quella più significativa per il futuro: «Non siamo stati bravi a chiudere certi momenti. Non siamo stati bravi quando eravamo sopra, loro sono stati bravi a rimanere lì». Questa è la pallavolo. E questa è anche la lezione dello sport. Poi, ancora, Giannelli guarda avanti: «Occhi persi non bisogna averli, bisogna essere consapevoli di quello che abbiamo fatto. Siamo arrivati ai quarti, abbiamo perso, dobbiamo rimboccarci le maniche e analizzare quello che è successo in campo per essere ancora più competitivi in futuro».
Non è una frase di circostanza. È il manifesto di un capitano. L’Italia esce dunque dagli Europei con una ferita sportiva importante, mentre la Finlandia vola sorprendentemente in semifinale contro la Francia. Ma in mezzo alla delusione rimane qualcosa che va oltre il risultato: la capacità di un gruppo di riconoscere i propri errori e di un capitano di metterci la faccia.
Simone Giannelli, bolzanino trapiantato in Umbria, ancora una volta ha dimostrato perché una fascia da capitano non è semplicemente un pezzo di stoffa sul braccio. È responsabilità. È esempio. È la capacità di parlare quando sarebbe più facile tacere e, soprattutto, di farlo senza cercare scuse. La Finlandia ha vinto la partita. L’Italia ha perso. Ma certe sconfitte, se affrontate con questo spirito, possono diventare parte del percorso che porta a una squadra ancora più forte.
Perché, come ha ricordato il capitano azzurro, lo sport è bello, vero e anche crudele. E proprio per questo bisogna accettarlo, imparare e rimboccarsi le maniche.

