L’Italia vola, Giannelli la guida: il capitano che viene da Bolzano

DiDaniele Magagnin

21 Settembre 2026

Cinque vittorie nella fase a gironi, il primo posto nella Pool A conquistato da imbattuta, poi un ottavo di finale affrontato con la personalità della grande squadra e chiuso con un convincente 3-0 sulla Danimarca. L’Italia di Ferdinando De Giorgi ha iniziato il suo cammino europeo nel modo migliore possibile e ora si prepara al quarto di finale contro la Finlandia. Un percorso che racconta di una Nazionale solida, profonda, capace di cambiare interpreti senza perdere identità e soprattutto di mantenere la lucidità nei momenti in cui la partita chiede qualcosa in più.

E dentro questa Italia c’è un uomo che rappresenta molto più di un semplice palleggiatore. È il capitano. È Simone Giannelli. Per chi guarda la pallavolo da Bolzano, però, c’è anche un motivo in più per seguirlo con un pizzico di orgoglio: quel capitano che oggi detta tempi e geometrie alla Nazionale campione in carica è un bolzanino, un ragazzo cresciuto attraverso lo sport fino a diventare uno dei simboli della pallavolo italiana.

Giannelli è ormai il punto di riferimento tecnico e caratteriale dell’Italvolley. Lo è nelle scelte, nella capacità di leggere il gioco, nella qualità delle alzate, ma anche nel modo di stare dentro le partite. Non è soltanto quello che mette la palla nelle mani degli attaccanti: è quello che interpreta la partita, che sente quando accelerare, quando rallentare, quando cercare una soluzione diversa. Contro la Cechia, per esempio, ha regalato una delle immagini più spettacolari di questo Europeo con un’alzata effettuata con il dorso della mano, una giocata che racconta talento, istinto e una straordinaria padronanza tecnica.

Ma il valore di Giannelli va oltre il gesto tecnico. Lo si è visto anche contro la Slovenia, nell’ultima gara del girone, quando l’Italia ha mantenuto l’imbattibilità imponendosi al tie-break dopo aver già conquistato matematicamente il primo posto. Il capitano ha firmato tre punti, ma soprattutto ha continuato a essere il riferimento della squadra nei momenti delicati.

C’è poi una storia personale che rende questo Europeo ancora più interessante per chi vive lo sport altoatesino. Simone Giannelli è stato studente del Liceo Scientifico Sportivo G. Toniolo di Bolzano, dove ha potuto conciliare l’attività agonistica di altissimo livello con gli studi. Nel 2015, quando aveva appena 18 anni, il Toniolo lo festeggiò dopo la conquista dello scudetto con Trento e raccontò proprio quel modello di studente-atleta che oggi rappresenta uno dei patrimoni più importanti della scuola sportiva bolzanina.

Da allora è passata una vita sportiva. Giannelli è diventato campione d’Europa, campione del mondo, protagonista assoluto con i club e capitano della Nazionale. Oggi è anche un uomo simbolo di una generazione di pallavolisti italiani che ha riportato l’Italvolley ai vertici internazionali. E il suo percorso dimostra quanto possa essere importante, per un giovane talento, trovare un ambiente capace di non costringerlo a scegliere tra scuola e sport.

Il ragazzo di Bolzano è diventato un campione trapiantato in Umbria, dove oggi guida Perugia e arriva a questo Europeo dopo una stagione di club straordinaria. Ma quando indossa la maglia azzurra torna a essere soprattutto Simone, il palleggiatore che deve mettere ordine al gioco e dare un volto alla squadra. E forse è proprio questa la sua qualità più preziosa: essere un campione senza smettere di essere un leader dentro il gruppo.

L’Italia, adesso, entra nella parte dell’Europeo nella quale ogni partita può diventare una storia diversa. La Finlandia sarà un avversario da affrontare con attenzione, perché nei quarti non esistono più margini per distrazioni. Giannelli lo ha detto chiaramente dopo la Danimarca: bisognerà prepararsi a una battaglia punto a punto. È la fotografia di una squadra che non si sente arrivata e di un capitano che conosce bene la regola più semplice dello sport: quello che hai fatto prima conta, ma dalla prossima palla bisogna ricominciare.

E allora, comunque vada, c’è già una bella storia da raccontare. Quella di una Nazionale che continua a vincere e di un ragazzo partito da Bolzano, passato anche dalle aule del Toniolo, che oggi porta la fascia di capitano dell’Italia nel cuore della pallavolo europea. Una storia di talento, lavoro, scuola, sacrificio e responsabilità. Una storia che, dalle nostre parti, possiamo permetterci di sentire un po’ anche nostra.