Ci sono uomini politici che attraversano la storia di una terra e altri che, in qualche modo, contribuiscono a costruirla. Luis Durnwalder appartiene certamente alla seconda categoria.
Oggi, 23 settembre, compie 85 anni. Un traguardo che offre l’occasione per ricordare non soltanto il lungo periodo trascorso alla guida della Provincia autonoma di Bolzano, dal 1989 al 2014, ma anche una pagina forse meno conosciuta della sua esperienza istituzionale: quella legata allo sport. Perché Luis Durnwalder non è stato soltanto il Landeshauptmann dell’Alto Adige. Per molti anni ha seguito direttamente anche le questioni sportive, con una partecipazione e una passione che andavano oltre il semplice ruolo politico. E se oggi l’Alto Adige dispone di un sistema sportivo con caratteristiche e competenze particolari rispetto al resto del territorio nazionale, una parte fondamentale di questa storia porta proprio la sua firma.
Quel 1989 che cambiò lo sport altoatesino – Bisogna tornare al 1989. La questione dell’autonomia sportiva altoatesina aveva alle spalle una lunga storia e diversi tentativi legislativi che non avevano trovato soluzione. Il problema era sostanzialmente quello di riconoscere alla Provincia di Bolzano, anche nell’organizzazione sportiva, una dimensione coerente con la propria autonomia. Durnwalder scelse la strada del confronto diretto con il CONI nazionale. Incontrò il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Arrigo Gattai, che proprio nel 1989 era alla guida del CONI. Gattai, presidente dal 1987 al 1993, fu dunque l’interlocutore nazionale con il quale Durnwalder raggiunse l’accordo destinato a cambiare la geografia dello sport altoatesino.
L’intesa fu tanto semplice nella sua formulazione quanto importante nelle sue conseguenze: il CONI avrebbe istituito in Alto Adige i comitati provinciali delle federazioni sportive, attribuendo loro competenze analoghe a quelle che, nel resto d’Italia, erano riconosciute ai comitati regionali. Lo stesso Comitato provinciale del CONI di Bolzano avrebbe assunto competenze analoghe a quelle dei comitati regionali. Non era un dettaglio burocratico. Era, di fatto, il riconoscimento di una specificità.
Le federazioni sportive nazionali cominciarono progressivamente ad adeguare statuti e carte federali e la maggior parte di esse arrivò ad avere in Alto Adige un comitato provinciale dotato di competenze regionali. Una situazione che ancora oggi caratterizza il sistema sportivo altoatesino.
Durnwalder e la sua idea di sport – È qui che emerge un aspetto particolare della personalità di Durnwalder. Lo sport, per lui, non era soltanto quello dei grandi campioni, delle medaglie olimpiche o delle cerimonie ufficiali. Era soprattutto territorio.
Società sportive, volontari, dirigenti, allenatori, giovani, impianti, associazionismo: una grande rete attraverso la quale una comunità costruisce educazione, identità e socialità. E Durnwalder aveva ben chiaro che, per far crescere i campioni, prima ancora bisognava mettere nelle condizioni di lavorare chi ogni giorno praticava e organizzava sport. La sua attenzione alle infrastrutture sportive fu concreta.
Un esempio emblematico è la Casa dello Sport di Bolzano – Nel 1997 fu proprio Durnwalder, allora presidente della Provincia, a consegnare le chiavi della struttura al presidente del CONI altoatesino Heinz Gutweniger. Ventidue, poi ventitré, comitati di federazioni sportive trovarono nella struttura una sede operativa, creando un punto di riferimento fondamentale per lo sport provinciale. Un investimento che racconta bene la filosofia del presidente: dare allo sport non soltanto finanziamenti, ma anche organizzazione, autonomia, strutture e dignità istituzionale.
Un’autonomia costruita nel tempo – Oggi la Provincia autonoma di Bolzano parla esplicitamente di una autonomia sportiva di fatto. Il sistema altoatesino viene considerato dal CONI alla stregua di quello delle Regioni, pur non esistendo una legge specifica che sancisca formalmente questa autonomia in tutti i suoi aspetti. Anche il decreto legislativo 242 del 1999 ha successivamente previsto espressamente le competenze autonome delle Province di Bolzano e Trento, equiparando i loro comitati a quelli regionali. Ma il passaggio decisivo era avvenuto dieci anni prima.
E in quel passaggio c’erano due uomini seduti allo stesso tavolo: Luis Durnwalder e Arrigo Gattai. È anche per questo che ricordare oggi gli 85 anni di Durnwalder significa ricordare una pagina importante della storia dello sport altoatesino.
Una passione che andava oltre la politica – Chi ha frequentato per anni il mondo sportivo altoatesino ricorda un Durnwalder molto presente. Un presidente che amava incontrare gli atleti, conoscere le loro storie, seguire le società, parlare di risultati e di impianti, partecipare alle premiazioni. Aveva un rapporto diretto con il mondo dello sport e con i suoi protagonisti. E soprattutto aveva intuito una cosa che oggi appare quasi scontata, ma che allora non lo era affatto: l’autonomia sportiva poteva diventare uno straordinario strumento di crescita dell’intero movimento.I risultati, negli anni successivi, gli hanno dato ragione sul piano dei fatti.
L’Alto Adige ha prodotto campioni olimpici e mondiali, grandi società, tecnici, dirigenti e manifestazioni internazionali. Ma dietro le medaglie ci sono sempre state strutture, federazioni, società e una rete organizzativa che ha potuto svilupparsi anche grazie a quella particolare collocazione istituzionale conquistata nel 1989.
Buon compleanno, presidente – A 85 anni Luis Durnwalder resta dunque una figura impossibile da separare dalla storia dell’Alto Adige contemporaneo. Venticinque anni alla guida della Provincia sono già sufficienti per consegnarlo alla storia politica della nostra terra. Ma per chi ha vissuto e raccontato lo sport altoatesino c’è anche un’altra ragione per ricordarlo.
Nel 1989 Durnwalder contribuì, insieme al CONI nazionale guidato da Arrigo Gattai, a dare allo sport altoatesino quell’autonomia organizzativa che ancora oggi lo distingue. Fu una scelta politica, istituzionale e sportiva insieme. E forse proprio nello sport si può leggere una delle caratteristiche più autentiche di Durnwalder: la convinzione che una comunità possa crescere quando alle proprie energie vengono riconosciuti spazio, responsabilità e strumenti per esprimersi. Ottantacinque anni dopo, anche questa è una parte della sua storia. Buon compleanno, Luis Durnwalder.

