Prima dell’ormai probabile comunicato ufficiale con i ripetitivi ringraziamenti di circostanza, dovuti ad un’altra bandiera che si ammaina sull’altare del rinnovamento quasi totale, di una sorta di grande operazione dai costi decisamente importanti, alcune parole meritano di essere spese per rendere omaggio a Daniele Casiraghi, che non è stato convocato per la partita del debutto contro l’Entella e che i rumors di mercato danno ormai sulla soglia dell’ambizioso Ravenna di Cipriani e Braida, deciso ad essere grande protagonista del girone B di Serie C. Una categoria che Casi conosce bene, avendo contribuito in modo rilevante al successo biancorosso.
Ci sono giocatori che passano da una squadra. E poi ci sono giocatori che, quella squadra, finiscono per rappresentarla. Daniele Casiraghi appartiene alla seconda categoria. Perché quando si pensa al Südtirol degli anni più belli, quelli della crescita, della prima storica promozione in Serie B, dei pomeriggi indimenticabili e delle salvezze conquistate con il cuore, inevitabilmente il pensiero corre anche a lui. Al suo piede fatato, alla sua eleganza, alla sua capacità di trasformare un pallone fermo in una sentenza. Adesso, però, quella storia sembra arrivata ai titoli di coda. Casiraghi è ormai vicino al Ravenna, dopo essere stato a lungo uno dei simboli del Südtirol. Una trattativa che nelle ultime ore ha preso corpo con decisione e che potrebbe consegnare al calcio un nuovo capitolo della carriera del trequartista bergamasco.
Ma prima del nuovo capitolo c’è una storia che merita di essere raccontata. Una storia cominciata nel 2019 e diventata, anno dopo anno, una parte fondamentale dell’identità biancorossa. Casiraghi, arrivato dal Gubbio, non è stato soltanto un giocatore. È stato uno di quelli capaci di accompagnare una società nella trasformazione da splendida realtà di provincia a protagonista del calcio professionistico. E soprattutto è stato un uomo decisivo nei momenti decisivi.
Il gol della storia. La stagione 2021-22 rimarrà per sempre scolpita nella memoria del Südtirol. Ultima giornata. La promozione in Serie B è lì, a un passo. E Casiraghi firma una doppietta contro la Triestina che spalanca le porte della storia. Il Südtirol conquista per la prima volta la Serie B e il suo numero 17 entra definitivamente nell’album dei ricordi più belli del club.
Poi arriva la Serie B. E arriva anche il suo primo gol nella categoria, dal dischetto, contro il Como. Il rigore, del resto, diventerà una delle sue specialità. Una sentenza. Una rincorsa breve, lo sguardo verso il portiere e quel pallone spesso destinato a finire in fondo alla rete. Non per caso la Lega Serie B lo aveva definito il vero “cecchino” dagli undici metri: in una stagione arrivò a trasformare dieci rigori su dieci, il miglior dato tra i principali cinque campionati europei e le rispettive seconde divisioni secondo Opta.
Ma Casiraghi non è stato soltanto il rigorista. È stato l’uomo delle partite che contavano. Nel playoff contro la Reggina, il 26 maggio 2023, segnò il gol che regalò al Südtirol la qualificazione alle semifinali. Un’altra pagina di storia. E poi quella cifra che dice tutto: il 16 dicembre arrivò il cinquantesimo gol con la maglia biancorossa. Casiraghi diventò così il miglior marcatore nella storia del club. Cinquanta gol! Ma dietro quel numero c’è molto di più.
Ci sono trasferte, allenamenti, infortuni, sacrifici, applausi, qualche critica, il peso delle responsabilità e soprattutto la fedeltà a una maglia.
Un ragazzo diventato simbolo
Casiraghi è arrivato a Bolzano senza essere una star. Lo è diventato. Con il lavoro, con la serietà, con la normalità di chi non ha mai avuto bisogno di atteggiarsi a protagonista perché protagonista lo diventava sul campo. È stato uno dei volti del Südtirol che ha conquistato la Serie B e che, stagione dopo stagione, ha imparato a stare tra i grandi. Nella stagione 2023-24, quella della consacrazione anche numerica, chiuse con 16 gol, diventando il miglior marcatore biancorosso dell’annata. Numeri che raccontano la qualità del giocatore. Ma non raccontano fino in fondo la persona. Perché per tanti tifosi Casiraghi è anche il ricordo di una generazione di giocatori che ha costruito qualcosa insieme. Una squadra diventata famiglia. Un gruppo che ha scritto pagine che prima, a Bolzano, sembravano quasi impossibili.
E adesso? Adesso il calcio, come sempre, presenta il conto. Il Südtirol è cambiato. La società ha scelto una nuova strada, un nuovo progetto tecnico, un mercato profondamente rinnovato. Casiraghi, pur avendo ancora un contratto, è diventato uno dei giocatori destinati a lasciare Bolzano. Nelle ultime settimane il suo nome è stato accostato a diverse società, dal Perugia alla Salernitana, dall’Union Brescia al Vicenza. Poi è arrivato il Ravenna, che nelle ultime ore ha accelerato e appare oggi in vantaggio con un progetto importante, con il grande Ariedo Braida pronto a spalancarli le porte della squadra di mister Mandorlini. Di un Ravenna in cui ritroverebbe Giovanni Zaro, che ha lasciato Cesena in B per un biennale nella città che ospita le spoglie di Dante e Manuel Fischnaller.
Certe storie non si cancellano con una scelta di mercato. Casiraghi lascia, o sta per lasciare, una maglia che ha indossato per anni e che ha contribuito a rendere grande. E forse è proprio questo il modo migliore per salutarlo: non chiedendosi perché sia finita, ma ricordando tutto ciò che è successo prima. La promozione. I gol. I rigori. Il playoff. Il cinquantesimo gol. La Serie B. Le esultanze sotto la tribuna. E quella sensazione, per anni, che quando il Südtirol avesse avuto bisogno di qualcuno capace di inventare qualcosa, Daniele Casiraghi sarebbe stato lì. Con il pallone tra i piedi. Pronto a prendersi la responsabilità. Ora quella responsabilità la porterà altrove. Forse a Ravenna. Ma una parte di Daniele Casiraghi resterà per sempre a Bolzano. Perché ci sono giocatori che lasciano una squadra. E ce ne sono altri che, anche quando partono, rimangono nella storia di quella maglia. Casiraghi è uno di questi.

