Fabrizio Castori protagonista a San Piero in Bagno della rassegna “Quasi gol”. Dal calcio che cambia al rapporto con Cesena, passando per il Südtirol, il Carpi dei miracoli e i suoi modelli: «Dicono che il mio sia un calcio vecchio? Sciocchezze, è in continua evoluzione».
Basta tornare in Romagna, respirare l’aria di Cesena e del Cesena, il club con cui ha scritto alcune delle pagine più importanti della propria carriera, per ritrovare il Fabrizio Castori più autentico.
Il decano dei tecnici italiani, come noto, è sotto contratto con l’FCS fino al 30 giugno 2027, come pure il suo staff, dopo la riconferma automatica scattata con la conquista della salvezza ai playout con il Bari, ma messo “in ghiaccio” dal neo d.s. biancorosso Matteo Lovisa, che ha optato per Davide Possanzini e il suo staff.
Simpatico, diretto, sincero, genuino e soprattutto ancora animato dalla voglia di confrontarsi con il calcio e con le sue continue trasformazioni, è stato questo il ritratto che emerge anche dalla serata di San Piero in Bagno, dove Castori – come riporta “Il Resto del Carlino” – è stato protagonista della serata conclusiva di “Quasi gol”, rassegna articolata in tre conferenze dedicate a grandi personaggi del calcio e ideata e organizzata da Vanni Puzzolo, per lungo tempo tra i più importanti procuratori calcistici a livello nazionale.
L’iniziativa ha potuto contare sul sostegno del Comune di Bagno e della Sampierana, che nell’occasione ha celebrato, in occasione dei 100 anni del club, alcuni dei simboli del passato più recente della società.
«Il mio calcio non è vecchio, si evolve». A 72 anni, Castori continua a parlare con la vivacità e la passione di chi non ha alcuna intenzione di considerarsi arrivato. In attesa di una nuova chiamata dopo aver portato alla salvezza il Südtirol, il tecnico è stato incalzato dalle domande dello stesso Puzzolo e dei giornalisti Roberto Chiesa e Luca Serafini. Il tema inevitabilmente porta alla discussione sul suo modo di intendere il calcio. E Castori non si tira indietro. «Dicono che il mio sia un calcio vecchio? Sciocchezze. È in continua evoluzione, cambia secondo le situazioni. Non sono più quello di Lanciano, del Cesena, del capolavoro Carpi in Serie A o della Salernitana nella massima serie. Aggiungo sempre qualcosa».
Una filosofia che parte anche da una precisa idea del possesso palla. «Il possesso palla fine a se stesso, il far viaggiare la palla tra terzini e portiere, per me non ha senso. Potrei capire se avvenisse a ridosso dell’area avversaria».
Per Castori il calcio deve invece cercare lo spazio, che considera «il fattore più importante del calcio», attraverso la verticalizzazione e soprattutto la ricerca della porta avversaria.
«Le mie squadre cercano lo spazio, la verticalizzazione ma soprattutto la porta avversaria con grande gamba e ferocia agonistica».
I numeri come carta d’identità. Castori non ha bisogno di affidarsi soltanto alle parole. La sua carriera parla attraverso numeri difficilmente contestabili: 640 panchine in Serie B, primato assoluto, 46 presenze in Serie A e quasi 1.500 partite complessive in carriera, con una lunga serie di campionati vinti, dalla Terza categoria fino alla Serie B. «Sono abituato a parlare con i fatti», ha sottolineato.
Tra le imprese che occupano un posto speciale c’è naturalmente il Carpi, portato fino alla Serie A in quello che lo stesso Castori considera «un prodigio assoluto». Una storia straordinaria alla quale è rimasta però legata anche l’amarezza per una salvezza soltanto sfiorata, nonostante una quota di 38 punti.
E poi c’è Cesena. «Cesena ha un ruolo vitale nella mia storia, qui sono a casa». Il tecnico ha anche avuto modo di osservare il Cesena in amichevole contro Pesaro, ricavandone impressioni positive: «Ha un potenziale valido e interessante, voglia di fare». Quando gli viene chiesto invece quali siano i tecnici che maggiormente apprezza, la risposta è netta: «Ammiro tanto Conte e Klopp».
Come riporta il Resto del Carlino nel racconto della serata, la Romagna resta per Castori un luogo speciale, capace di riaccendere ricordi, legami e quella passione per il calcio che continua a rappresentare il tratto distintivo della sua lunga carriera.

