I biancorossi in azione contro il Cesena (Credits FCS)

Rivoluzione-Südtirol; spese record, bandiere ammainate, qualche interrogativo e l’ingresso nei playoff che è diventato un obbligo

DiDaniele Magagnin

1 Novembre 2026

Era proprio necessario azzerare tutto? È la domanda forte e ricorrente, quasi un grido d’allarme, che rimbalza tra gli spalti dello Stadio Druso e nelle discussioni dei tifosi biancorossi dopo le prime dieci giornate di campionato. Un interrogativo legittimo, supportato dai fatti: era davvero indispensabile smantellare un blocco storico, ammainare le bandiere (alcune molto amate dalla gente e dai giovani) che avevano fatto la fortuna del club e lanciarsi in investimenti ingenti, ben lontani dalla storica e saggia filosofia societaria che ha sempre contraddistinto l’FCS? 

La risposta, sul campo, al momento solleva più dubbi che certezze. La rivoluzione estiva voluta dal nuovo corso tecnico ha portato a Bolzano una quantità industriale di volti nuovi, acquistati a cifre mai viste da queste parti e con ingaggi pesantissimi che hanno fatto saltare i vecchi parametri della società, che comunque li ha avvallati. Il tutto per accorgersi, dopo soli due mesi di campionato, che la rosa soffre di lacune strutturali e sostanziali in reparti chiave. Giocatori considerati “storici”, liquidati o svenduti forse troppo frettolosamente, sono stati rimpiazzati da scommesse costose o profili altisonanti che, alla prova del rettangolo verde, non si sono ancora dimostrati all’altezza della categoria o del blocco che li ha preceduti, magari lo faranno visto che la squadra sta crescendo, anche se ultimamente – come ha detto il mister – ha fatto un passo indietro nel processo di crescita. 

Oggi, superata la boa delle prime dieci partite, alcuni nodi vengono al pettine. E la considerazione che ne deriva è tanto ovvia quanto spietata: con una massa salariale e un volume di spese di questa portata, mancare la qualificazione ai playoff non sarebbe solo un passo falso. Sarebbe un vero e proprio fallimento sportivo, un verdetto inaccettabile per una piazza che ha barattato la propria identità e la propria sostenibilità finanziaria in nome di un presunto salto di qualità che stenta a vedersi, ma che tutti auspicano e che probabilmente vi sarà visto che la strada è ancora tanto lunga lo scenario potrà essere meno surreale.

La complessa gestione extracalcistica dell’imponente struttura di spesa non trova riscontro negli spettatori che in una partita di cartello come quella con il Cesena è tornata a poco più di tremila unità tutto compreso, compresi i 400 tifosi ospiti. Intanto, per fare fronte ad un bilancio appesantito, la società si trova posizione di dover insistere per la rescissione contrattuale di Fabrizio Castori e dei suoi collaboratori. Richieste comprensibilmente respinte al mittente da uno staff con regolare contratto, ereditato e messo da parte dal neo direttore sportivo Matteo Lovisa per fare spazio alla filosofia di Davide Possanzini e del suo nutrito (e altrettanto costoso) gruppo di collaboratori.  Tralasciando il passato, il presente fatica a giustificare – almeno per ora – gli ingenti sforzi economici profusi. Il Südtirol ha abbandonato la linea e la politica dei piccoli passi per inseguire le logiche dei grandi club. Ma se i risultati non cambieranno rotta nel prossimo futuro, il rischio sarà quello di aver perso l’anima senza aver comprato la gloria

Se la classifica attuale resta buona, grazie al positivo avvio di campionato, il merito va in modo particolare alle prodezze di un portiere straordinario come Alessandro Plizzari. Sempre protagonista e decisivo in ogni match, l’estremo difensore si sta letteralmente affermando come elemento determinante. Ma proprio l’eccellenza delle sue prestazioni rischia di trasformarsi in un boomerang: il Milan, club in cui è cresciuto, lo sta monitorando con grandissima attenzione e rumors insistenti dicono che potrebbe riprenderselo già a gennaio, passando via Venezia, per inserirlo in prima squadra come riserva sicura e affidabile alle spalle di Maignan. Un’operazione che priverebbe il Südtirol del suo grande baluardo attuale.