5 settembre 1972. Monaco di Baviera. È l’alba di un giorno che avrebbe dovuto appartenere allo sport e che invece sarebbe entrato nella storia per una delle pagine più drammatiche mai vissute alle Olimpiadi.
Nel Villaggio Olimpico, mentre il mondo dello sport dorme ancora, otto terroristi palestinesi di Settembre Nero fanno irruzione nella palazzina che ospita la delegazione israeliana. Inizia così una giornata interminabile, destinata a concludersi nel sangue. Undici componenti della delegazione israeliana perderanno la vita, insieme a un poliziotto tedesco e a cinque degli otto terroristi.
Ma dentro quel Villaggio Olimpico, a poche decine di metri, c’è anche un pezzo importante di Alto Adige. Nell’edificio vicino a quello della delegazione israeliana alloggiano infatti gli atleti italiani. Le delegazioni sono state sistemate anche seguendo un criterio alfabetico e Italia e Israele finiscono così una accanto all’altra.
E lì ci sono i due big del tuffismo azzurro: Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi.
Sono giovani, sono campioni e sono arrivati a Monaco per vivere un’Olimpiade da protagonisti. Dibiasi è il campione olimpico in carica dalla piattaforma dei dieci metri, dopo l’oro conquistato quattro anni prima a Città del Messico. Cagnotto è uno dei migliori tuffatori italiani e internazionali.
Lo sport, quel giorno, e la tragedia abitano dunque lo stesso spazio. Da una parte gli allenamenti, le gare, le medaglie, le bandiere. Dall’altra la paura, gli ostaggi, le trattative e poi il drammatico epilogo all’aeroporto di Fürstenfeldbruck.
Cagnotto e Dibiasi sono lì, praticamente accanto. Non protagonisti della tragedia, ma uomini dello sport che si trovano improvvisamente a vivere un’Olimpiade completamente diversa da quella immaginata alla vigilia.
E proprio mentre Monaco viene sconvolta, i due altoatesini scrivono comunque una pagina straordinaria della loro carriera. Dibiasi conquista l’oro dalla piattaforma dei dieci metri, confermandosi campione olimpico. Cagnotto conquista l’argento dal trampolino dei tre metri, aggiungendo anche il bronzo dalla piattaforma.
Per l’Alto Adige sono medaglie storiche. Ma Monaco 1972 rimarrà inevitabilmente legata anche a quelle ore terribili.
L’Olimpiade tedesca era stata concepita come il simbolo di una Germania nuova: moderna, democratica, aperta al mondo, intenzionata a cancellare l’immagine della Germania nazista dei Giochi di Berlino del 1936. Persino l’architettura del Villaggio Olimpico, con le sue forme leggere e trasparenti, doveva trasmettere apertura e libertà.
Il 5 settembre tutto questo viene improvvisamente messo in discussione.
Per la prima volta il terrorismo internazionale colpisce direttamente il cuore dei Giochi Olimpici. La sicurezza dello sport mondiale cambierà per sempre.
E dentro quella storia universale c’è anche una piccola, ma significativa, storia altoatesina. Cagnotto e Dibiasi non erano lontani da quella tragedia: erano nel Villaggio Olimpico, nell’edificio accanto, separati dalla delegazione israeliana soltanto da pochi metri.
Dibiasi tornerà da Monaco con un altro oro. Cagnotto con due medaglie. Ma quella Olimpiade porterà con sé un ricordo che nessuna medaglia potrà cancellare.
Il 5 settembre 1972 lo sport scoprì, nel modo più drammatico possibile, quanto il mondo reale potesse irrompere anche nel luogo che avrebbe dovuto rappresentare la pace.
Monaco doveva essere una festa. Per sempre, invece, sarà anche il ricordo di un giorno in cui l’Olimpiade si fermò.

