Paola Mazzali, vent’anni dopo: la capitana che continua a giocare nel cuore di Bolzano

DiDaniele Magagnin

25 Agosto 2026

Vent’anni. Sembra ieri, ma sono già vent’anni. Il calendario dice 25 agosto 2006. Quel giorno Bolzano perse una delle sue figlie sportive più amate. Paola Mazzali aveva soltanto 32 anni, una vita ancora tutta da vivere, due bambini da crescere, una famiglia, tanti sogni e una maglia biancorossa che per lei era diventata quasi una seconda pelle.

Sono passati vent’anni da quella tragica notte sull’Autobrennero, tra Verona e Affi, ma ci sono persone che il tempo non riesce a portare via. Paola è una di queste. Perché Paola Mazzali non è stata semplicemente una grande giocatrice di basket. È stata la capitana, la donna simbolo di una squadra, di una società e di una città. Una di quelle figure che finiscono per diventare patrimonio collettivo, ben oltre il campo da gioco.

Per 18 stagioni ha vestito la maglia del Basket Club Bolzano, dal 1988 fino alla sua ultima stagione. Una scelta d’amore e di appartenenza: anche quando avrebbe potuto trasferirsi in realtà più importanti, Paola decise di rimanere nella sua città. Con quella maglia attraversò vittorie e sconfitte, promozioni e momenti difficili, fino a raggiungere il punto più alto della storia del club.
L’8 maggio 2004 è una data scolpita nella memoria del basket bolzanino: il BCB conquistò la promozione in Serie A1 dopo una stagione straordinaria. E davanti a quella squadra c’era lei, la numero 5, la capitana, la leader determinata. Il club ricorda ancora quell’impresa come una delle pagine più importanti della propria storia.
Paola non era soltanto quella che segnava, difendeva, prendeva rimbalzi o trascinava le compagne
. Era soprattutto una presenza. Una certezza. Una di quelle giocatrici che entrano in palestra e fanno sentire alle compagne che, comunque vada, ci sarà qualcuno pronto a combattere fino all’ultimo secondo.
E forse è proprio questa la ragione per cui, vent’anni dopo, il suo ricordo è ancora così vivo.

Una mamma prima di tutto
Ma raccontare Paola soltanto attraverso il basket sarebbe riduttivo.
Perché fuori dal parquet c’erano Simone e Federico, i suoi due figli. Erano bambini quando la loro mamma venne strappata alla vita. Simone aveva sette anni. Federico era ancora più piccolo. E da quel giorno la loro crescita è stata inevitabilmente accompagnata da un’assenza, ma anche da una presenza speciale: quella di una mamma che non potevano più abbracciare, ma che avrebbero continuato a ritrovare nei racconti della famiglia, nelle fotografie, nei ricordi e nello sport. Oggi Simone e Federico Davi sono diventati calciatori professionisti e vestono la maglia del Südtirol. È una delle storie più emozionanti che lo sport altoatesino possa raccontare.

Una madre cestista. Due figli calciatori.Tre vite unite dallo sport, anche se Paola non ha potuto assistere alla parte più importante della crescita dei suoi ragazzi. Simone, negli anni, ha parlato della madre come di una presenza che continua ad accompagnarlo. Il suo modo di giocare, la grinta, la determinazione sono stati spesso associati proprio a quel carattere che apparteneva a Paola. Il Südtirol, raccontando la storia del suo “canterano”, ha ricordato come Paola fosse stata la grande stella del basket bolzanino e come Simone fosse figlio suo e di Alessandro Davi. E allora viene naturale chiedersi quanta parte di Paola ci sia ancora nei due fratelli. Forse tantissima. C’è nel modo di affrontare una partita. C’è nella capacità di rialzarsi dopo una difficoltà. C’è nella voglia di non arrendersi. C’è soprattutto nell’orgoglio con cui continuano a portare il nome della loro famiglia sui campi di calcio.
Il palazzetto che porta il suo nome

A volte una città decide di ricordare una persona con una targa. Bolzano ha fatto qualcosa di molto più grande. Ha dato a Paola Mazzali la sua casa sportiva. Il palazzetto di viale Trieste, il luogo nel quale Paola aveva vissuto una parte fondamentale della sua vita, è diventato il PalaMazzali. La decisione arrivò pochi mesi dopo la tragedia, sulla spinta di una richiesta che coinvolse il mondo sportivo e l’intera comunità. La cerimonia ufficiale di intitolazione si tenne il 27 aprile 2007.
È difficile immaginare un riconoscimento più significativo.Ogni volta che una ragazza entra in quel parquet per allenarsi, ogni volta che una squadra gioca una partita, ogni volta che il pallone rimbalza sul legno, il nome di Paola torna a vivere. Non è soltanto un palazzetto. È una memoria che respira.
È una storia che continua. È il luogo dove generazioni di giovani atlete hanno imparato che lo sport non è soltanto risultato, ma sacrificio, appartenenza, rispetto e passione.

Quella maglia numero 5
C’è anche un altro simbolo. La sua maglia numero 5 è stata ritirata dal Basket Club Bolzano. Un numero che non è più soltanto un numero. È diventato un nome. È diventato un volto. È diventata una storia.
E, a vent’anni di distanza, Bolzano è ancora lì, in piedi, ad applaudire la sua numero 5.