Maria Canins (Credits arc. DM)Maria Canins (Credits arc. DM)Maria Canins (Credits arc. DM)

Maria Canins, la leggenda ha compiuto 77 anni

La leggenda del ciclismo femminile, dello sci di fondo e della corsa in montagna porta il nome di Maria Canins Bonaldi. Nata a Badia il 4 giugno 1949, l’ex fondista, ciclista su strada e mountain biker italiana festeggia 77 anni da regina incontrastata degli sport di fatica.

Un palmares di lusso
Nello sci di fondo vinse dieci edizioni della Marcialonga e una Vasaloppet. Nel ciclismo si aggiudicò due volte il Tour de France e una volta il Giro d’Italia; è stata inoltre medaglia d’oro nella cronometro a squadre ai campionati del mondo 1988 a Ronse, vincendo anche due argenti e due bronzi iridati in linea e un altro argento nella cronometro a squadre. Conclusa la carriera ciclistica si è laureata campionessa del mondo di winter triathlon nel 1997 e nel 1999.

Prima italiana a vincere la Vasaloppet e … tanto altro
Prima atleta italiana a vincere la leggendaria Vasaloppet, nel 1985, premiata al traguardo come 190ª tra i maschi. “C’era un premio anche per il 190° maschio, e nessuno per la prima donna”. Sempre nello sci di fondo dieci volte di fila prima nella Marcialonga; in bici due Tour de France, un Giro d’Italia e l’oro nella 50 km a squadre ai Mondiali di Renaix, nel 1988. Nel 1982 fu tricolore in quattro sport: sci di fondo, ciclismo su strada, corsa in montagna e skiroll. Vinse due Mondiali in Mtb, nel ‘97 e ‘99 fu iridata anche di Winter Triathlon. A La Villa, in Alta Badia, casa sua da sempre, ladina da sei generazioni, prima di sposarsi con il compianto Bruno Bonaldi (morto in bici in uno scontro stradale), che è stato il suo tecnico, lavorava in un albergo come lavapiatti. Ricorda: “Ho anche pelato patate e poi ho fatto la cuoca, la cameriera di sala. Ho messo via un po’ di contributi. Gli altri li ho versati io, mi sono fatta una pensione”.

Dalle Olimpiadi di Los Angeles ad oggi
I Giochi di Los Angeles, nell’84, aprirono al ciclismo su strada femminile. Il percorso era molto impegnativo, le atlete italiane erano per lo più veloci, così il settore tecnico decise di pescare dal serbatoio del fondo e le proposero di provare: disse di sì. Nel 1982 fu convocata per i Mondiali, arrivò seconda. Per un paio di stagioni andò avanti a fare tutte e due le discipline: sci di fondo e ciclismo. Lasciò il fondo perché alle preolimpiche di Sarajevo non condivise alcune scelte tecniche. Ha smesso di pedalare su strada dopo l’incidente mortale costato la vita al marito Bruno. Continua a pedalare in mtb e a camminare nei boschi.

“Ora ci sono più donne a praticare sport!”
Alla Gazzetta dello sport disse: “Adesso lo sport è migliorato molto, ci sono tante più donne che osano praticarlo. Nel fondo mi dissero che ero vecchia nel 1982. Figuriamoci. Io non mi sento vecchia neanche adesso. Quando lasciai la strada passai alla mountain bike: sport diverso, altra gente, natura. E poi sono rimasta nell’ambiente anche dopo aver smesso con le gare. Con mio marito, un preparatore, un medico e un nutrizionista mettemmo in piedi un’attività per guide di mtb. L’ho fatto per quattro anni, poi per altri venti ho fatto la guida per un bike hotel, fino al Covid”.