Antonio Zanon, per tutti semplicemente Toni Zanon, è stato molto più del presidente di una società ciclistica. È stato un uomo capace di costruire relazioni, valorizzare persone e trasformare idee in progetti. Un vero filantropo, dentro e fuori lo sport, ricordato per umiltà, sacrificio, intelligenza e una straordinaria capacità di comprendere uomini e situazioni.
Nella Società Ciclistica Adriana entrò da giovane, alla fine degli anni Sessanta. Prima atleta, poi dirigente e infine presidente per oltre trent’anni, fino al titolo di Presidente Onorario. La maglia biancorossa gli rimase addosso per tutta la vita, anche durante la lunga malattia, affrontata per oltre vent’anni senza mai perdere dignità e lucidità.
Zanon ebbe il merito di portare il ciclismo bolzanino oltre i confini locali, puntando sulle grandi manifestazioni e soprattutto sul ciclismo femminile, quando ancora era lontano dall’attenzione che avrebbe conquistato negli anni successivi. Tra le atlete lanciate dall’Adriana spicca Antonella Bellutti, nove titoli italiani su pista e poi oro olimpico nell’inseguimento ad Atlanta 1996. Ma anche Rossella Callovi, Evelin Boschetto e tanti altri talenti trovarono nella società bolzanina un ambiente capace di valorizzarli.
La sua visione si tradusse anche in una straordinaria attività organizzativa. Dalla tradizione del Giro Cicloturistico delle Dolomiti ai Campionati Italiani, fino alle 13 edizioni del Trofeo Banca Popolare, gara internazionale femminile capace di portare a Bolzano alcune delle migliori cicliste del mondo. E poi le spettacolari kermesse di via Torino, con campioni come Camenzind, Astarloa, Martinello, Simoni, Savoldelli, Quinziato e Mario Cipollini.
Toni voleva soprattutto portare il ciclismo alla gente, nel cuore della città. Anche sulla sicurezza fu un precursore, creando già negli anni Novanta un gruppo di motociclisti incaricati di proteggere i corridori e costruendo una rete con Forze dell’Ordine, giudici, cronometristi e Alpini.
Ma la sua eredità più importante resta quella umana. Toni non vedeva avversari come nemici: quando una società ciclistica rivale attraversò una grave crisi economica, arrivò persino ad aiutarla con proprie risorse. Per lui c’era una sola squadra: il ciclismo.
Nato il 7 marzo 1942, Toni Zanon è stato soprattutto un costruttore di persone, relazioni e opportunità. La sua vera specialità, forse, non era soltanto organizzare una gara, ma organizzare le persone. E per questo la sua storia va ben oltre la Ciclistica Adriana: appartiene alla storia dello sport bolzanino. I funerali si terranno venerdì 21 agosto, alle ore 09.30, presso la Chiesa della Sacra Famiglia in via Napoli a Bolzano.

