16 agosto 2026. Jannik Sinner compie 25 anni. Un quarto di secolo vissuto a velocità doppia, trasformando un sogno pronunciato quasi sottovoce da ragazzino in una realtà che oggi lo vede nuovamente sul trono del tennis mondiale. Ma per raccontare davvero la storia di Sinner, forse, bisogna tornare indietro di otto anni. A quel 18 agosto 2018 quando un ragazzo di appena 17 anni, ancora sconosciuto ai più, pronunciò al mio microfono una frase destinata a diventare profetica. L’intervista la realizzai io, a margine della finale dell’ITF Men Val Gardena, torneo Futures da 15 mila dollari. Jannik aveva compiuto 17 anni appena due giorni prima e aveva appena perso la finale contro il tedesco Peter Heller, allora numero 397 ATP, con il punteggio di 6-1, 6-3 in 61 minuti. Eppure quella sconfitta contava poco rispetto a ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi.
Quel giorno Sinner era ancora lontanissimo dalla vetta. Anzi, grazie alla finale conquistata in Val Gardena, entrava per la prima volta sotto i mille, segnatamente tra i primi 900 del ranking mondiale. Un ragazzino altoatesino di San Candido che stava muovendo i primi passi nel tennis dei grandi e che, agli occhi di molti, rappresentava soltanto una promessa. Poi arrivò la domanda. «Qual è il sogno nel cassetto?» La risposta fu sorprendentemente semplice, soprattutto considerando l’età e il momento della sua carriera:
«Il mio sogno è diventare numero uno al mondo, vincere tanti Slam, però senza fretta. Ho ancora tempo, sono giovane. Secondo me sto facendo bene, sono sulla strada giusta e dobbiamo continuare così». Una frase pronunciata senza enfasi, senza atteggiamenti da predestinato, quasi con la naturalezza di chi racconta semplicemente ciò che vuole fare nella vita.
E forse è proprio questo l’aspetto più impressionante di quella dichiarazione: Sinner non disse di voler diventare forte. Disse di voler diventare il numero uno. Otto anni dopo, quella frase assume un significato completamente diverso. Il 10 giugno 2024, Jannik Sinner è diventato ufficialmente il primo tennista italiano della storia a raggiungere la vetta del ranking ATP. Un traguardo che aveva già cominciato a materializzarsi qualche giorno prima al Roland Garros, quando, dopo la vittoria nei quarti di finale contro Grigor Dimitrov e il ritiro di Novak Djokovic, gli fu comunicato che dal lunedì successivo sarebbe stato il nuovo numero uno del mondo.
Il sogno del diciassettenne di Santa Cristina era diventato realtà. E non si è trattato di una parentesi. Sinner ha costruito una continuità da autentico campione: ha conquistato Slam, Masters 1000 e ATP Finals, diventando progressivamente il riferimento del tennis mondiale. Nel 2024 ha chiuso la stagione da numero uno, mentre nel 2025 ha aggiunto altri grandi trionfi, compreso Wimbledon. Nel 2026 ha continuato a riscrivere la propria storia, tornando al vertice della classifica ATP.
Ma c’è un particolare che rende ancora più affascinante quella vecchia intervista. Jannik aveva ragione anche sul “senza fretta”. Non aveva fretta di bruciare le tappe. Non aveva bisogno di proclamarsi campione. Non cercava scorciatoie. Aveva semplicemente individuato una direzione e continuato a lavorare. È lo stesso atteggiamento che avrebbe mantenuto anche una volta arrivato al vertice. Quando è diventato numero uno, Sinner ha spiegato che il suo obiettivo quotidiano rimaneva quello di migliorare come giocatore e come persona, lavorando ogni giorno al massimo. Ed è forse questa la vera lezione della sua storia.
Il talento può indicare la strada, ma è il lavoro a permettere di percorrerla. Oggi Jannik compie 25 anni. È nato il 16 agosto 2001 a San Candido, nel cuore dell’Alto Adige, ed è diventato uno dei più grandi protagonisti dello sport italiano e internazionale. Io, però, quando penso al suo compleanno, torno inevitabilmente a quella giornata di agosto del 2018. Rivedo quel ragazzo di 17 anni, appena sconfitto in una finale, con il ranking ancora oltre la soglia dei primi 800 del mondo. E riascolto quella risposta.
«Il mio sogno è diventare numero uno al mondo». Allora poteva sembrare l’ambizione di un ragazzo che sognava in grande. Oggi sappiamo che era molto di più. Era una promessa. E, soprattutto, era una profezia pronunciata con otto anni di anticipo da un ragazzo che, già allora, sapeva esattamente dove voleva arrivare. Buon compleanno, Jannik. 25 anni, numero uno al mondo e un sogno che aveva già un giorno, un luogo e una voce: quella di un diciassettenne intervistato il 18 agosto 2018.
L’INTERVISTA DEL 18 AGOSTO 2018:
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