Doveva rappresentare l’inizio della rinascita del calcio italiano. Si è trasformato, invece, in uno spaventoso corto circuita, in una crisi senza precedenti ancora prima di prendere realmente forma. Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi all’interno del Club Italia, comunicando personalmente la loro decisione al presidente della FIGC Giovanni Malagò. Una scelta clamorosa, arrivata appena sedici giorni dopo la loro nomina. L’addio dei due dirigenti – annunciato da Sky – è maturato al termine di giornate convulse, segnate soprattutto dalla vicenda che ha coinvolto Andrea Pirlo. L’ex campione del mondo, indicato come il profilo destinato a raccogliere l’eredità sulla panchina della Nazionale, ha infatti rinunciato all’incarico di commissario tecnico dopo le polemiche legate al suo ruolo di testimonial di una delle principali società russe di scommesse sportive.
Una situazione che ha rapidamente assunto una dimensione non soltanto sportiva, ma anche politica e istituzionale, trasformando quella che sembrava una semplice scelta tecnica in un caso nazionale. Di fronte al crescere delle contestazioni e alle inevitabili ripercussioni sull’immagine della Federazione, Pirlo ha deciso di fare un passo indietro, spiegando di non voler diventare motivo di divisione in un momento delicato per il calcio italiano. La rinuncia dell’ex regista azzurro ha però avuto un effetto domino. Maldini e Leonardo, chiamati a costruire il nuovo progetto tecnico della Nazionale e a restituire identità e credibilità al Club Italia, entrambi legati a filo doppio a Pirlo, hanno preso atto del mutato scenario e della difficoltà di proseguire un percorso che, nei fatti, aveva già perso uno dei suoi pilastri. Da qui la decisione di lasciare gli incarichi prima ancora di iniziare concretamente il lavoro.
La FIGC si ritrova così improvvisamente senza il commissario tecnico e senza i due uomini scelti per guidare la rifondazione dell’area tecnica. Un doppio colpo che apre inevitabilmente una fase di profonda riflessione e impone alla Federazione di ripartire quasi da zero. Per Giovanni Malagò si tratta ora della prima vera emergenza della sua gestione. Oltre a individuare il nuovo commissario tecnico, sarà necessario ricostruire un progetto capace di restituire stabilità e credibilità all’intero movimento, dopo che il tanto annunciato nuovo corso si è dissolto nel giro di poco più di due settimane. Il rilancio che nessuno ha voluto partisse dall’umiltà del c.t.ad interim Silvio Baldini, non desiderato dalla Lega, quindi dai club in quanto rea di aver espresso un sincero pensiero sul ruolo dei presidenti di società.
Ora salgono le quotazioni di Roberto Mancini, Antonio Conte e Thiago Motta. Prima del caso Pirlo c’era stato il no di Guardiola. Sui social si citano Emilio Fede con il famoso “… che figura di m….!” e si candida a c.t. azzurro il celeberrimo Oronzo Canà. Più seriamente si caldeggia la coerenza e sincerità di Baldini, sull’esempio spagnolo di De la Fuente.

