Fabrizio Castori compie 72 anni: auguri al mister dei record, protagonista di una straordinaria storia di calcio e di vitaSettantadue anni vissuti sempre all’insegna della passione, del lavoro e della capacità di non arrendersi mai. Buon compleanno a Fabrizio Castori, uno degli allenatori più rappresentativi del calcio italiano, protagonista di una carriera costruita passo dopo passo, senza scorciatoie, attraverso tutte le categorie del calcio nazionale fino a diventare un autentico punto di riferimento della Serie B.
Oltre 1.500 panchine ufficiali raccontano una storia fatta di sacrifici, competenza e straordinaria longevità professionale. Un percorso impreziosito da numerosi record, tra cui quello di allenatore con il maggior numero di presenze nella storia del campionato di Serie B, primato che continua ad aggiornare stagione dopo stagione.
Attualmente Castori è ancora sotto contratto con l’FC Südtirol fino al giugno 2027. Il rinnovo automatico era scattato dopo la salvezza conquistata nella stagione precedente, culminata con il doppio spareggio play-out contro il Bari. Nonostante il raggiungimento dell’obiettivo, il club biancorosso ha successivamente deciso di interrompere il rapporto con il tecnico e con il suo staff, scegliendo di affidare la panchina a Davide Possanzini e al suo gruppo di lavoro per avviare un progetto tecnico basato su una diversa filosofia di gioco. Un’operazione che, secondo indiscrezioni, avrebbe un costo complessivo vicino ai due milioni di euro.
L’avventura altoatesina di Castori era iniziata l’8 dicembre 2024, quando aveva accettato la difficile sfida di guidare una squadra in piena emergenza. Dopo 16 giornate di campionato, infatti, l’FC Südtirol occupava il penultimo posto della classifica e sembrava destinato a una stagione di grande sofferenza. L’esperienza e il carattere del tecnico marchigiano cambiarono rapidamente il volto della squadra. In pochi mesi riuscì a imprimere una decisa inversione di tendenza, conducendo i biancorossi a una brillante salvezza diretta e a uno straordinario decimo posto finale. Un risultato costruito soprattutto grazie a un girone di ritorno di altissimo livello, chiuso con 29 punti, quarto miglior rendimento dell’intero campionato cadetto nella seconda parte della stagione. L’esordio sulla panchina biancorossa arrivò il 14 dicembre 2024 con il pareggio per 2-2 contro il Mantova. Da quel momento il Südtirol iniziò una costante risalita, abbandonando progressivamente le zone più pericolose della classifica. Il 4 maggio 2025, nella vittoria contro il Cosenza, Castori entrò ancora una volta nella storia del calcio italiano diventando l’allenatore con il maggior numero di presenze in Serie B: 573 panchine, un record destinato a crescere ulteriormente. Cinque giorni più tardi, il 9 maggio, il pareggio per 3-3 sul campo del Pisa regalò matematicamente la salvezza ai biancorossi con una giornata di anticipo rispetto alla conclusione della stagione regolare. L’FC Südtirol chiuse così il campionato al decimo posto con 46 punti, risultato che pochi mesi prima sembrava difficilmente immaginabile.
Anche nella stagione successiva, quella appena conclusa, la squadra rimase a lungo in corsa per un posto nei play-off. Proprio durante questo campionato, nella trasferta di Reggio Emilia contro la Reggiana, Castori raggiunse lo storico traguardo delle 1.500 panchine in carriera, ulteriore testimonianza di una longevità professionale praticamente unica nel panorama calcistico italiano.Il finale di stagione, tuttavia, risultò complicato. Nelle ultime dieci giornate il Südtirol raccolse soltanto quattro pareggi e sei sconfitte, scivolando fino al sedicesimo posto e dovendo così affrontare il play-out contro il Bari.Anche in quella circostanza emerse tutta la solidità e la capacità di gestione del tecnico marchigiano. Il doppio pareggio per 0-0, sia nella gara d’andata sia in quella di ritorno, consentì infatti ai biancorossi di conquistare la permanenza in Serie B grazie al miglior piazzamento ottenuto nella stagione regolare.Pochi giorni dopo aver centrato l’ennesima impresa della sua lunga carriera, il 23 giugno 2026, la società decise però di sollevarlo dall’incarico, chiudendo così un’esperienza che resterà comunque tra le pagine più significative della storia recente dell’FC Südtirol.
L’uomo che si è fatto da solo
La storia di Fabrizio Castori è, prima ancora che una storia di calcio, una storia di riscatto personale. Nato a San Severino Marche l’11 luglio 1954, da calciatore ha ricoperto il ruolo di centrocampista. È figlio di Silvio Castori, operaio ed elettricista, e di Marianna Paparelli, sarta. È cresciuto insieme alle due sorelle minori, Mirella e Marina, in una famiglia semplice, dove il lavoro e il sacrificio rappresentavano valori irrinunciabili.
Le sue radici sono sempre state motivo di orgoglio. Ancora oggi ama ricordarle con parole che spiegano meglio di qualsiasi curriculum il carattere che lo ha accompagnato per tutta la vita:
«Nonno Castori era un trovatello, abbandonato nella ruota degli esposti di un convento. La povertà e l’umiltà della famiglia sono stati, e sono ancora, la mia forza.»
Parole che raccontano l’essenza di un uomo capace di costruire la propria carriera esclusivamente attraverso il lavoro, la dedizione e una determinazione fuori dal comune. Qualità che lo hanno accompagnato lungo oltre quarant’anni di calcio, trasformandolo in uno degli allenatori più rispettati e longevi del panorama italiano
Gli studi, il lavoro e una famiglia sempre al suo fianco
Prima di trasformare il calcio nella propria professione, Fabrizio Castori ha costruito il suo percorso attraverso lo studio e il lavoro. Dopo il diploma conseguito all’Istituto Tecnico Commerciale “Luigi Einaudi” di Tolentino, in provincia di Macerata, svolge diverse attività professionali: programmatore informatico, ragioniere e rappresentante nel settore delle calzature e della pelletteria. Un’esperienza che contribuisce a formare quel carattere concreto e pragmatico che diventerà uno dei suoi tratti distintivi anche in panchina.
La svolta arriva nel 1998, quando il calcio diventa finalmente la sua professione con l’approdo sulla panchina del Lanciano, dando inizio a una lunga e straordinaria carriera da allenatore.
Accanto alla crescita professionale c’è sempre quella familiare. Il 12 aprile 1975 sposa Paola, conosciuta tra i banchi di scuola. Dal loro matrimonio nascono tre figli, Silvia, Marco e Alice, ai quali negli anni si aggiungono quattro nipoti: Luca, Elisabetta, Cloe ed Elena.
Il calcio, in casa Castori, è diventato anche una passione di famiglia. Il figlio Marco, infatti, ha seguito le orme del padre entrando a far parte del suo staff tecnico nel ruolo di match analyst, condividendo quotidianamente il lavoro sul campo e la preparazione delle partite.
Oltre all’italiano, Castori parla correntemente anche inglese e francese.
Le passioni di una vita
Fin da bambino il suo cuore calcistico batte per l’Ascoli. Cresce ammirando Renato Campanini, storico capitano e bomber del club bianconero ai tempi della presidenza Rozzi e della guida tecnica di Carlo Mazzone.
Il destino gli regalerà anni dopo la possibilità di sedersi proprio sulla panchina della squadra del cuore. Nel 2010 realizza infatti quel sogno riportando l’Ascoli a una salvezza che sembrava quasi impossibile, nonostante una penalizzazione di sei punti inflitta al club per problemi finanziari.
Fuori dal campo, Castori coltiva una grande passione per la musica rock. Tra gli artisti che ama maggiormente figurano Pino Daniele, Vasco Rossi, Ligabue e i Rolling Stones, colonna sonora ideale di una vita vissuta sempre con intensità.
L’impegno nel sociale: l’esperienza di San Patrignano
L’uomo Fabrizio Castori emerge con particolare forza anche lontano dagli stadi.
Dal 2004 al 2007 dedica infatti parte del proprio tempo al volontariato presso la comunità di San Patrignano, nei pressi di Coriano, una delle realtà italiane più conosciute nel recupero delle persone con problemi di dipendenza.
Insieme a Marcello Chianese dà vita alla squadra di calcio della comunità, utilizzando lo sport come autentico strumento educativo e di reinserimento sociale. Castori ne diventa anche testimonial, convinto che il calcio possa rappresentare una straordinaria occasione di riscatto personale.
La formazione viene iscritta al campionato di Terza Categoria e, nell’arco di tre stagioni, conquista la promozione in Seconda Categoria. Parallelamente organizza numerose manifestazioni benefiche e partite di solidarietà, coinvolgendo tanti ex calciatori amici e mettendo ancora una volta il calcio al servizio delle persone.
La filosofia di calcio
Nel 2001 consegue il diploma di allenatore a Coverciano, presentando una tesi dal titolo L’allenatore dalla Seconda Categoria alla C1: aspetti esperienziali e problematiche didattiche.
Un lavoro che riflette perfettamente il suo modo di intendere il mestiere dell’allenatore e che prende spunto dalla generazione tecnica cresciuta nel segno di Arrigo Sacchi e Zdeněk Zeman, due figure che hanno profondamente influenzato il calcio italiano.
La sua idea di calcio nasce però soprattutto dall’esperienza maturata nei campi dei dilettanti, dove ha imparato che per competere servono prima di tutto organizzazione, sacrificio e intensità.
«La mia generazione ammirava Sacchi e Zeman, ma nei dilettanti c’era un solo concetto da trasmettere: correre, correre, correre. Organizzazione di gioco e ritmi elevatissimi: su questo puntavo e su questo punto ancora. Il ritmo è l’arma vincente di una squadra di calcio. Il mio calcio è ritmo e intensità, come nel resto d’Europa.»
Parole che sintetizzano perfettamente l’identità calcistica costruita da Castori in oltre quarant’anni di carriera.
La gavetta: una carriera costruita dal basso
Pochi allenatori del calcio italiano possono raccontare un percorso di crescita tanto lungo quanto quello di Fabrizio Castori.
La sua avventura in panchina inizia ad appena ventisei anni, quasi per caso. A convincerlo è Renato Ciocchetti, dirigente della Belfortese di Belforte del Chienti, che lo conosce attraverso la moglie Rosalba Quadraroli, collega di Castori nell’azienda di pelletteria dove lavoravano.
All’inizio è titubante. Non è convinto di voler intraprendere la carriera di allenatore, ma alla fine accetta quella sfida che gli cambierà la vita.
Subentra a stagione in corso con la squadra ultima nel campionato di Seconda Categoria. L’esordio è durissimo, segnato da una pesante sconfitta per 5-0. Molti si sarebbero arresi, lui no. Con pazienza e determinazione riesce a cambiare il volto della squadra, conducendola fino all’ottavo posto finale e conquistando una salvezza che sembrava improbabile.
È il primo segnale di quello che diventerà il marchio di fabbrica della sua carriera: prendere in mano situazioni difficili e trasformarle in imprese sportive.
Dopo le esperienze come allenatore-giocatore al San Vicino di Matelica e successivamente all’Urbisaglia, passa alla formazione Juniores del Tolentino, con la quale conquista il campionato.
La sua crescita prosegue poi sulla panchina del Camerino, in Prima Categoria. Dopo due stagioni centra la vittoria del campionato, porta la squadra in Promozione e conquista anche la Coppa Avvenire.
Successivamente guida la Grottese prima di trasferirsi al Cerreto, dove firma un’altra impresa vincendo il campionato di Promozione 1989-1990 e ottenendo la promozione in Interregionale, categoria nella quale viene confermato anche nella stagione successiva.
Il percorso di crescita continua con la Monturanese, dove nel campionato 1991-1992 conclude al terzo posto nel torneo di Eccellenza.
È una lunga gavetta, vissuta senza scorciatoie e attraversando praticamente ogni categoria del calcio italiano. Un percorso che forgia definitivamente il carattere e il metodo di lavoro di un allenatore destinato, negli anni successivi, a diventare uno dei tecnici più stimati e vincenti della Serie B.
Tolentino, la prima grande consacrazione
La prima vera consacrazione di Fabrizio Castori arriva nel 1992 con il Tolentino. È l’incontro con il presidente Ivano Ercoli a rappresentare una svolta decisiva in una carriera che, fino a quel momento, era cresciuta passo dopo passo nei campionati dilettantistici.
Sulla panchina marchigiana rimane per sei stagioni, dal 1992 al 1998, costruendo un ciclo destinato a lasciare il segno. Al primo anno conquista immediatamente il campionato di Eccellenza (1992-1993), portando il Tolentino in Serie D. Nella stagione successiva centra la salvezza, mentre nel campionato 1994-1995 firma un’altra impresa vincendo nuovamente il campionato e conducendo la società in Serie C2.
Il Tolentino rimane tra i professionisti per tre stagioni consecutive, fino al 1998, quando arriva la retrocessione nei Dilettanti. Ma ormai il nome di Castori ha iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nel panorama calcistico nazionale.
Lanciano: nasce il fenomeno dei “castorizzati”
La vera esplosione della carriera arriva nel 1998 con la chiamata del Lanciano, allora militante in Serie D.
È l’inizio di una stagione semplicemente straordinaria. Nel campionato 1998-1999 il Lanciano domina il torneo, conquistando il primo posto con 81 punti, la migliore difesa del campionato, dieci lunghezze di vantaggio sulla seconda classificata e una sola sconfitta in tutta la stagione.
Non solo. La squadra conquista anche lo Scudetto Dilettanti, confermando la superiorità dimostrata durante l’intero campionato.
È proprio in quegli anni che nasce uno dei termini destinati ad accompagnare per sempre la carriera del tecnico marchigiano. Stampa e tifosi iniziano infatti a definire quella squadra “i castorizzati”, un’espressione che descrive perfettamente il carattere delle sue formazioni: organizzate, aggressive, intense, capaci di non arrendersi mai.
Un soprannome destinato a seguirlo anche nelle esperienze successive, soprattutto durante gli anni di Cesena.
La parentesi di Castel di Sangro e il ritorno a Lanciano
Dopo il trionfo abruzzese, Castori riceve la chiamata del Castel di Sangro in Serie C1.
L’esperienza dura però soltanto pochi mesi. Alla vigilia di Natale viene esonerato dopo la settima sconfitta stagionale, con la squadra al quintultimo posto della classifica.
La sua avventura, tuttavia, è tutt’altro che conclusa.
Il Lanciano decide infatti di richiamarlo sulla propria panchina nella stagione 2000-2001, ancora in Serie C2. La scelta si rivela vincente: Castori conquista un nuovo campionato e conduce il club, per la prima volta nella sua storia, in Serie C1.
Nella stagione 2001-2002 conferma la crescita della squadra con un brillante quinto posto e 52 punti, sufficienti per qualificarsi ai play-off promozione. Il sogno della Serie B si interrompe soltanto in semifinale contro il Taranto: dopo la sconfitta per 2-1 in Puglia, la vittoria per 3-2 nel ritorno non basta a conquistare la finale.
Anche il campionato successivo conferma l’ottimo lavoro svolto: il Lanciano chiude la Serie C1 al settimo posto con 48 punti, consolidandosi definitivamente tra le realtà più interessanti della categoria.
Cesena: promozione, Coppa Italia e il salto definitivo
Nel 2003 arriva la chiamata del Cesena. È il definitivo ingresso di Castori tra gli allenatori più apprezzati del calcio professionistico italiano.
La sua prima stagione in Romagna è semplicemente memorabile.
Conduce i bianconeri alla promozione in Serie B attraverso i play-off, superando in finale il Lumezzane, e conquista anche la Coppa Italia di Serie C, trofeo che ancora oggi rappresenta uno dei pochissimi successi nazionali nella storia del club romagnolo.
Quell’annata è impreziosita anche dal ritorno dello storico derby contro il Rimini, assente da ventidue anni. Al “Manuzzi” il Cesena firma una rimonta destinata a entrare nella memoria dei tifosi: sotto 0-2, ribalta completamente la partita negli ultimi quindici minuti imponendosi per 3-2.
La stagione regolare si conclude con il terzo posto e 58 punti, preludio al successo nei play-off.
La squalifica e la fiducia del Cesena
Il 20 giugno 2004, durante la finale di ritorno dei play-off contro il Lumezzane, vinta dal Cesena per 2-1 dopo i tempi supplementari, si verifica una rissa in campo nel corso di un’interruzione di gioco.
Castori viene coinvolto nell’episodio e riceve inizialmente una squalifica di tre anni, successivamente ridotta a due dalla giustizia sportiva.
Negli anni successivi viene anche coinvolto nel procedimento giudiziario aperto dopo la querela presentata da Pietro Strada del Lumezzane. La vicenda si conclude definitivamente nel 2011 con l’assoluzione, a seguito del ritiro della querela dopo un accordo risarcitorio.
Nonostante quella difficile parentesi, il Cesena decide di confermare pienamente la fiducia nel proprio allenatore. Durante il periodo della squalifica Castori continua infatti a guidare il progetto tecnico della squadra, mentre in panchina il ruolo di allenatore viene ricoperto formalmente dal suo collaboratore Massimo Gadda.
Le stagioni in Serie B
Al debutto in Serie B, nella stagione 2004-2005, il Cesena conquista una tranquilla salvezza, chiudendo il campionato al quindicesimo posto con 50 punti.
L’anno successivo arriva un ulteriore salto di qualità. I romagnoli terminano il torneo al sesto posto con 66 punti, qualificandosi ai play-off per la promozione in Serie A e vantando il secondo miglior attacco dell’intera categoria con 66 reti realizzate.
Il sogno della massima serie si interrompe soltanto in semifinale contro il Torino, dopo l’1-1 dell’andata al “Manuzzi” e la sconfitta per 2-1 nella gara di ritorno.
Nel campionato 2006-2007 il Cesena conquista un’altra salvezza, chiudendo al quindicesimo posto con 49 punti.
La stagione successiva, invece, è molto più complessa. Il club attraversa un delicato cambio di proprietà, passando dalla storica famiglia Lugaresi a Igor Campedelli. In questo clima di incertezza, Castori viene esonerato nel mese di novembre dopo la sconfitta per 4-1 nel derby contro il Rimini, con la squadra ultima in classifica.
Successivamente viene richiamato per sostituire Giovanni Vavassori, ma il tentativo di risollevare la situazione non basta: il Cesena conclude il campionato all’ultimo posto e retrocede in Serie C1.
Salernitana: un’esperienza dai due volti
Per la stagione 2008-2009 Castori riparte dalla Salernitana, neopromossa in Serie B.
L’inizio è incoraggiante, con la squadra stabilmente nelle prime sette posizioni della classifica per le prime undici giornate. Successivamente, però, il rendimento cala sensibilmente e il 6 dicembre 2008, dopo la sconfitta per 3-0 contro il Livorno e quattro sconfitte consecutive, arriva il primo esonero.
Il 24 gennaio 2009 la società decide di richiamarlo al posto di Bortolo Mutti, ma anche la seconda esperienza dura poco. Il 4 aprile, dopo il pareggio casalingo per 2-2 contro il Treviso, Castori viene nuovamente sollevato dall’incarico, lasciando la squadra con 33 punti conquistati nelle 29 partite complessivamente dirette tra le due gestioni.
Il sogno Ascoli diventa realtà
Dopo una breve parentesi sulla panchina del Piacenza nella stagione 2009-2010, conclusasi con l’esonero nel mese di novembre, arriva finalmente la chiamata più attesa.
Nel 2010 Castori realizza il sogno coltivato fin da bambino: allenare l’Ascoli, la squadra per la quale ha sempre tifato.
Quando arriva, il club marchigiano è ultimo in classifica con appena sette punti dopo dodici giornate. La situazione appare disperata, aggravata anche da una penalizzazione di sei punti.
Ancora una volta, però, emerge la sua straordinaria capacità di lavorare nelle situazioni più difficili. L’Ascoli conquista una salvezza che ha il sapore dell’impresa, chiudendo il campionato al diciassettesimo posto con 50 punti.
La stagione successiva, complicata anche da una nuova penalizzazione di dieci punti, termina invece con l’esonero del tecnico il 2 dicembre 2011.
Varese e Reggina
Il 13 giugno 2012 firma con il Varese.
Anche in Lombardia dimostra la propria capacità di costruire squadre competitive, mantenendo i biancorossi in piena zona play-off fino alla trentasettesima giornata. Il campionato si conclude con il settimo posto e 52 punti, a una sola lunghezza dagli spareggi promozione.
Nonostante il buon rendimento, la società decide di cambiare guida tecnica, affidando la squadra ad Andrea Agostinelli.
Il 21 ottobre 2013 viene quindi chiamato dalla Reggina per sostituire Gianluca Atzori. L’esperienza calabrese dura poco più di un mese: dopo sei partite, con un bilancio di una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte, e la squadra al penultimo posto, arriva un nuovo esonero.
Carpi: l’inizio di un’altra favola
Nel febbraio 2014 Castori è vicino a vivere un’esperienza internazionale con il Metalurh Zaporižžja, club della massima serie ucraina. L’operazione, però, sfuma a causa dello scoppio della guerra nel Donbass.
Pochi mesi più tardi, il 30 giugno 2014, arriva invece la telefonata destinata a cambiare ancora una volta la sua carriera.
Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli lo sceglie per guidare il Carpi in Serie B.
Sta per iniziare una delle pagine più straordinarie della lunga storia professionale di Fabrizio Castori.
arpi: la favola che conquista la Serie A
L’avventura di Fabrizio Castori sulla panchina del Carpi si trasforma rapidamente in una delle più belle favole del calcio italiano.
La stagione 2014-2015 entra nella storia del club emiliano e dell’intera Serie B. Il Carpi sorprende tutti, diventando protagonista di un campionato straordinario, costellato da prestazioni memorabili. Tra queste rimane scolpito il rocambolesco pareggio per 3-3 sul campo del Brescia, ottenuto nonostante la squadra fosse in inferiorità numerica di due uomini e avesse dovuto fare i conti con tre calci di rigore assegnati agli avversari. Una prova di carattere che spinse stampa e tifosi a ribattezzare quella squadra gli “ImmortAli”, simbolo della capacità di non arrendersi mai.
A inizio stagione l’obiettivo dichiarato era una tranquilla salvezza. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto nei mesi successivi.
Il 28 aprile 2015 il Carpi scrive la pagina più importante della propria storia conquistando, con quattro giornate di anticipo, la prima promozione in Serie A grazie allo 0-0 casalingo contro il Bari. La squadra conclude il campionato al primo posto, conquista la Coppa Ali della Vittoria e chiude la stagione con la migliore difesa della Serie B.
È il capolavoro di Fabrizio Castori, premiato anche dal rinnovo del contratto, firmato il 30 maggio 2015.
L’esordio in Serie A e il ritorno in panchina
L’impatto con la Serie A si rivela particolarmente difficile. Un calendario complicato e un avvio di stagione in salita inducono la società a cambiare guida tecnica.
Il 28 settembre 2015, dopo appena sei giornate e la pesante sconfitta per 5-1 contro la Roma, Castori viene esonerato. In classifica il Carpi ha raccolto soltanto due punti, frutto dei pareggi contro Palermo e Napoli.
La scelta, però, non produce gli effetti sperati. Giuseppe Sannino resta infatti sulla panchina emiliana soltanto cinque partite e il 3 novembre la società decide di richiamare proprio Castori.
Con il suo ritorno la squadra cambia volto. Il Carpi disputa un eccellente girone di ritorno, conquistando 24 punti e sfiorando una salvezza che avrebbe avuto i contorni dell’impresa. Alla fine, però, i 38 punti complessivi non bastano a evitare la retrocessione in Serie B.
Ancora protagonista in Serie B
La stagione 2016-2017 conferma ancora una volta le qualità del tecnico marchigiano.
Il Carpi conclude il campionato al settimo posto e conquista l’accesso ai play-off promozione.
Nel turno preliminare elimina il Cittadella vincendo per 2-1 in trasferta, mentre in semifinale compie un’altra impresa superando il Frosinone. Dopo lo 0-0 dell’andata al “Cabassi”, il Carpi espugna lo “Stirpe” per 1-0 nonostante una lunga inferiorità numerica di due uomini.
L’avventura si interrompe soltanto nella doppia finale contro il Benevento. Dopo lo 0-0 della gara d’andata, disputata a Carpi, l’8 giugno 2017 i campani si impongono per 1-0 allo stadio “Vigorito”, conquistando la loro prima storica promozione in Serie A.
Pochi giorni dopo, il 12 giugno, si conclude consensualmente anche il rapporto tra Castori e il Carpi, al termine di un triennio che resterà il più importante nella storia del club emiliano.
Il ritorno a Cesena
Il 1° ottobre 2017 Fabrizio Castori torna sulla panchina del Cesena dopo nove anni, subentrando ad Andrea Camplone.
La situazione è estremamente delicata: la squadra occupa l’ultimo posto della classifica con appena quattro punti dopo sette giornate.
Ancora una volta il tecnico riesce a risollevare un gruppo in difficoltà, conducendolo fino alla salvezza con 50 punti al termine della stagione.
Il 26 maggio 2018 rinnova il contratto per altri due anni, ma poche settimane più tardi il fallimento della società romagnola mette fine all’esperienza. Il 2 luglio 2018 Castori e il suo staff si svincolano consensualmente.
Il terzo capitolo con il Carpi
Il 18 settembre 2018, dopo le dimissioni di Marcello Chezzi, il Carpi richiama ancora una volta Castori.
È la terza esperienza sulla panchina biancorossa, ma questa volta la situazione è particolarmente complicata. Nonostante il lavoro svolto, la squadra conclude il campionato con la retrocessione in Serie C, maturata con una giornata di anticipo rispetto alla conclusione della stagione regolare.
Trapani: una salvezza cancellata dalla giustizia sportiva
Il 19 dicembre 2019 viene chiamato dal Trapani, penultimo in classifica in Serie B con appena 13 punti.
Anche in Sicilia riesce a imprimere immediatamente la propria impronta. In 22 partite conquista 33 punti, viaggiando alla media di 1,5 punti per gara.
Dopo la sospensione del campionato dovuta alla pandemia di COVID-19, il Trapani diventa una delle squadre più brillanti della categoria: nelle ultime dieci partite raccoglie ben 21 punti, rendimento superato soltanto dal Cosenza.
Sul campo i granata conquistano 46 punti, sufficienti per ottenere la salvezza diretta.
Il destino, però, riserva un epilogo amarissimo. Una penalizzazione di due punti, inflitta per il ritardato pagamento di una parte degli emolumenti entro la scadenza del 16 marzo, modifica la classifica finale e condanna il Trapani alla retrocessione.
Il 6 agosto il Collegio di Garanzia del CONI respinge il ricorso della società siciliana, rendendo definitiva la discesa in Serie C e cancellando quella che sul terreno di gioco era stata una vera impresa sportiva.
Il ritorno alla Salernitana
Il 10 agosto 2020, a undici anni dalla precedente esperienza, Fabrizio Castori torna ufficialmente sulla panchina della Salernitana.
Per il tecnico marchigiano si apre così una nuova sfida in una piazza ambiziosa e appassionata, destinata a regalargli una delle soddisfazioni più importanti dell’ultima parte della sua straordinaria carriera.
La seconda impresa di Salerno
Il ritorno sulla panchina della Salernitana, nell’estate del 2020, si apre in un clima tutt’altro che semplice. L’ambiente vive una fase di forte contestazione nei confronti della società, ma Fabrizio Castori riesce ancora una volta a isolare la squadra dalle tensioni esterne e a concentrarla esclusivamente sul lavoro quotidiano.
I risultati non tardano ad arrivare. I granata mantengono per tutta la stagione un passo da promozione, viaggiando alla media di 1,78 punti a partita e chiudendo il campionato al secondo posto con 69 punti, oltre a vantare la seconda migliore difesa della Serie B.
La promozione prende forma soprattutto grazie a uno straordinario girone di ritorno, disputato a una media di 1,84 punti per gara e impreziosito da sette vittorie nelle ultime nove giornate. Molti successi maturano nei minuti finali, diventando il simbolo di una squadra che non smette mai di crederci. Emblematiche le rimonte contro Venezia e Pordenone, entrambe conquistate nei minuti conclusivi.
Il 10 maggio 2021 arriva il giorno della consacrazione. Con la vittoria per 3-0 sul campo del Pescara, la Salernitana conquista il ritorno in Serie A dopo ventitré anni di assenza. Per Fabrizio Castori è la decima promozione della carriera, uno dei traguardi più prestigiosi di un percorso professionale costruito senza scorciatoie e attraverso tutte le categorie del calcio italiano.
Al termine della stagione arriva anche un importante riconoscimento personale: l’Associazione Italiana Calciatori lo premia come Miglior allenatore della stagione 2020-2021, ulteriore attestato di stima per il lavoro svolto.
L’avventura in Serie A, tuttavia, si rivela molto più complicata. Dopo un avvio difficile, il 17 ottobre 2021, in seguito alla sconfitta casalinga per 2-1 contro lo Spezia, Castori viene esonerato. In otto giornate la Salernitana aveva raccolto quattro punti, frutto di una vittoria, un pareggio e sei sconfitte.
Le esperienze a Perugia e il ritorno ad Ascoli
L’8 giugno 2022 riparte dal Perugia, ancora una volta in Serie B.
L’esperienza umbra si sviluppa tra difficoltà e continui cambi di scenario. Dopo appena sei giornate, con la squadra quartultima e quattro punti in classifica, arriva il primo esonero, il 19 settembre.
Un mese più tardi, il 19 ottobre, la società decide però di richiamarlo dopo le dimissioni di Silvio Baldini, affidandogli nuovamente una squadra precipitata all’ultimo posto della graduatoria.
Nonostante l’impegno e il lavoro svolto, Castori non riesce a invertire definitivamente la rotta. Il Perugia conclude il campionato al terzultimo posto, retrocedendo in Serie C all’ultima giornata, a un solo punto dalla zona play-out.
Il 13 novembre 2023 torna ancora una volta a sedersi sulla panchina dell’Ascoli, dodici anni dopo la precedente esperienza.
Anche questa volta la situazione è estremamente delicata: i marchigiani occupano il quartultimo posto della classifica di Serie B dopo tredici giornate e sono pienamente coinvolti nella lotta per non retrocedere.
L’avventura dura poco più di quattro mesi. Il 12 marzo 2024, dopo la sconfitta per 2-1 sul campo della Sampdoria, il club decide di sollevarlo dall’incarico. Il bilancio finale è di 16 punti conquistati in altrettante giornate, con la squadra terzultima in classifica, a un punto dalla zona play-out e a tre dalla salvezza diretta.
Poi la bella esperienza in biancorosso, con un contratto ora “congelato” dall’esonero deciso per abbracciare un cambiamento a cui solo il campo potrà dare risposta.
Una carriera costruita sul lavoro
La storia professionale di Fabrizio Castori è una delle più particolari e affascinanti del calcio italiano.
Dai campi della Seconda Categoria fino alla Serie A, passando attraverso oltre quarant’anni di panchine, promozioni, salvezze e imprese considerate impossibili, il tecnico marchigiano ha costruito la propria carriera esclusivamente con il lavoro, la competenza e una straordinaria forza di volontà.
Le oltre 1.500 panchine ufficiali rappresentano molto più di un semplice dato statistico: raccontano una vita interamente dedicata al calcio, vissuta attraversando ogni categoria del panorama nazionale senza mai perdere la propria identità.
Le sue squadre hanno sempre avuto un marchio riconoscibile: organizzazione, intensità, spirito di sacrificio e la capacità di lottare fino all’ultimo minuto. Non è un caso che il termine “castorizzati”, nato ai tempi del Lanciano, sia diventato negli anni un autentico modo di definire il carattere delle formazioni allenate da Fabrizio Castori.
Dalle promozioni conquistate con Tolentino, Lanciano, Cesena, Carpi e Salernitana, alle innumerevoli salvezze ottenute in situazioni spesso disperate, fino al record assoluto di presenze sulla panchina della Serie B, il suo percorso rappresenta una delle storie più significative del calcio italiano contemporaneo.
La sua è la dimostrazione che il talento può aprire una strada, ma è il lavoro quotidiano a renderla davvero straordinaria. E forse proprio per questo, a 72 anni, Fabrizio Castori continua a essere considerato uno degli allenatori più rispettati, competenti e autentici del panorama calcistico nazionale.

